I bambini sviluppano abilità motorie maggiori se tenuti scalzi, ma corrono meglio con le sneaker

Ricerca scientifica mette confronto alcune performance su un campione di piccoli europei e africani durante le diverse fasi di crescita
Pubblicato il 18/07/2018
Ultima modifica il 18/07/2018 alle ore 08:21
STEFANO MASSARELLI

I bambini e gli adolescenti che trascorrono molto tempo scalzi sviluppano abilità motorie differenti dai coetanei abituati a indossare le calzature. In particolare, i primi mostrano un senso dell’equilibrio più sviluppato e una migliore capacità di salto, evidenti soprattutto nel periodo dell’infanzia e della prima adolescenza.

 

A giungere a queste conclusioni è una ricerca pubblicata sulla rivista Frontiers in Pediatrics, che per la prima volta ha messo a confronto alcune performance motorie in un vasto campione di bambini europei e africani durante le diverse fasi di crescita.

 

STUDIO IN GERMANIA E SUDAFRICA

L’utilizzo delle calzature nei bambini è da tempo al centro di un aspro dibattito in pediatria, tuttavia nessuna conclusione definitiva è emersa dai pochi studi che hanno tentato di analizzare la biomeccanica del movimento nei bambini avvezzi o meno all’uso delle calzature.

 

Per fornire le prime risposte a questo quesito, che interessa milioni di genitori e ragazzi nel mondo, un team di ricercatori dell’Università tedesca di Jena ha preso in esame un campione di 810 bambini e adolescenti appartenenti a 22 scuole primarie e secondarie di diverse aree urbane a nord della Germania e di aree rurali del Sudafrica. I due gruppi sono stati accuratamente selezionati in virtù del fatto che i bambini tedeschi di città sono più avvezzi a indossare le scarpe, mentre quelli sudafricani provenienti dalle aree rurali tendono a trascorrere scalzi la maggior parte del loro tempo.

 

I TRE TEST PER CAPIRE L’IMPOSTAZIONE MOTORIA PIU’ CORRETTA

Per valutare le abilità motorie dei bambini, i ricercatori li hanno sottoposti a tre test: equilibrio, salto in lungo da fermi e corsa veloce sui 20 metri. Dai risultati è emerso che i bambini sudafricani avevano performance migliori nell’equilibrio e nel salto in lungo in qualsiasi fascia di età (dai 6 ai 18 anni), con risultati particolarmente più evidenti tra i 6 e i 10 anni.

 

Inoltre i ragazzi sudafricani mostravano abilità superiori se effettuavano lo stesso test da scalzi piuttosto che con le scarpe. «Le nostre conclusioni sostengono l’ipotesi che lo sviluppo delle capacità motorie di base durante l’infanzia e l’adolescenza, almeno in parte, dipendano dalle regolari attività a piedi nudi» ha commentato Ranel Venter, responsabile del team di ricerca sudafricano dell’Università di Stellenbosch.

 

LE DIFFERENZE DI SPRINT NELLA CORSA VELOCE

Risultati inversi sono tuttavia emersi per quanto riguarda la corsa veloce sui 20 metri: in questo caso i bambini tedeschi più avvezzi all’uso delle calzature hanno mostrato prestazioni superiori ai sudafricani, specialmente nella fascia di età compresa tra i 11 e i 14 anni.

 

Indossare le scarpe sembrava inoltre favorire performance migliori nell’intero campione di bambini. Secondo i ricercatori, tuttavia, alcuni fattori chiave potrebbero aver condizionato questi risultati, come il fatto che i bambini tedeschi correvano in ambiente chiuso indossando sneakers o scarpe da ginnastica, mentre i bambini sudafricani gareggiavano all’aperto su terreni accidentati e indossando scarpe comuni.

 

Secondo il team di ricerca, quindi, ulteriori studi sarebbero necessari per fare chiarezza sulle capacità di correre veloce dei bambini, mentre ben più evidenti apparirebbero i benefici del camminare scalzi sullo sviluppo motorio, specialmente nel periodo dell’infanzia.

 

«I programmi di educazione fisica, di allenamento e di sport che mirano a migliorare le abilità motorie di base potrebbero trarre vantaggio dal fatto di includere attività a piedi nudi. E anche i genitori stessi potrebbero incoraggiare i propri bambini a trascorrere del tempo scalzi nelle loro case» ha sottolineato Astrid Zech, prima autrice della ricerca.

HOME

Collo dolorante per l’uso del tablet: le donne le più colpite

Collo dolorante per l'uso del tablet: le donne le più colpite

Collo “acciaccato” e dolorante dopo aver trascorso tempo al tablet? Capita di più alle donne che agli uomini, giovani più che di una certa età, e non è questione di tempo passato allo schermo ma piuttosto di postura. Il collo da IPad(dall’inglese ‘IPad neck’) è infatti solitamente associato al sedersi senza supporto per la schiena, ad esempio su una panchina o per terra, o piegarsi sul tablet mentre lo si tiene sulle ginocchia, o ancora usarlo mentre si sta di lato o di schiena. Lo evidenzia uno studio dell’Università del Nevada pubblicato sul Journal of Physical Therapy Science. I ricercatori hanno condotto un sondaggio su 412 studenti di Università pubbliche, personale e docenti (135 uomini e 275 donne) utenti di tablet touchscreen sull’utilizzo del dispositivo e i disturbi al collo o alle spalle.

I sintomi più frequentemente riportati sono stati rigidità, dolore al collo, alla parte superiore della schiena, alle braccia, alle mani o alla testa. La maggior parte (55%) ha riferito un disagio moderato, ma il 10% ha dichiarato che i sintomi erano gravi e il 15% ha evidenziato che avevano comportato una compromissione del sonno. Solo il 46% però, ha dichiarato che smetterebbe di utilizzare il dispositivo in caso di disagio.

Per quanto riguarda le differenze di genere, il 70% delle donne ha riferito di aver manifestato sintomi rispetto a poco meno del 30% degli uomini (le donne avevano 2.059 volte più probabilità di sperimentare sintomi muscoloscheletrici durante l’uso, dal punto di vista statistico). Secondo i ricercatori, la tendenza delle donne ad avere una minore forza muscolare e una statura più piccola potrebbe indurle ad assumere posizioni “estreme” durante la digitazione. Dagli studiosi arrivano anche dei consigli: dal sedersi sempre dove c’è un poggiaschiena al posizionare il device su un supporto piuttosto che su una superficie piatta.

HOME

Tallonite, interessa bambini e ragazzi che praticano sport: ecco i rimedi

Il mese di giugno vede la chiusura di molte delle attività sportive extra scolastiche che bambini e ragazzi frequentano. E’ dunque periodo di saggi e prove conclusive e quindi anche di intensa attività fisica.

 

Nei bambini di 8-10 anni soprattutto se maschi, può comparire monolateralmente o bilateralmente un dolore sotto al calcagno. «Il dolore dipende dal rapido accrescimento osseo del calcagno che sovrasta quello di muscoli e tendini e quindi proprio i tendini,che divengono relativamente più corti, stringono l’area attorno al calcagno e sottopongono la zona di inserzione del Tendine d’Achille a maggiori stress, rendendola meno flessibile e più facilmente infiammabile» chiarisce Guido La Rosa, responsabile dell’Unità Operativa di Ortopedia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

 

Malattia di Sever-Blanke-Haglund

Questa condizione prende il nome di tallonite o malattia di Sever-Blanke-Haglund ed è più frequente nei maschi, appunto, e comunque nei bambini che praticano regolarmente attività sportive che comportano una notevole quantità di salti.

 

Ecco perché i più soggetti al disturbo sono i piccoli calciatori, i ginnasti e i ballerini. Ma la condizione può coinvolgere anche bambini in sovrappeso. «Di solito il dolore peggiora quando si sta in punta di piedi. Si risolve con il riposo, le applicazioni di ghiaccio e magari con qualche giorno di assunzione di paracetamolo. Può essere utile anche l’uso di talloniere morbide antishock. Il dolore può tuttavia recidivare al ritorno alla normale attività fisica soprattutto se persiste la condizione di sovrappeso» spiega ancora il dottor La Rosa.

 

Complicazioni

I bambini che soffrono della condizione possono lamentare, in alcuni casi, anche dolore per 5-6 mesi e in questo caso l’unico modo per non soffrirne più è interrompere l’attività sportiva o al massimo concedersi delle lezioni di nuoto a bassa intensità. Il problema scompare definitivamente quando l’accrescimento termina, in genere, intorno ai 15 anni.

 

«In alcuni casi la tallonite può lasciare il posto allo sperone calcaneare posteriore e si parla di malattia di Haglund dell’adulto- chiarisce ancora il dottor La Rosa che conclude- la problematica in pratica è dovuta a un’alterazione del normale profilo anatomico del calcagno ,un’evenienza che può peggiorare significativamente la qualità della vita di chi ne soffre e che se non trova sollievo con le terapie conservative non può che essere affrontata chirurgicamente».

HOME