CON IL FREDDO LE MALATTIE REUMATICHE DIVENTANO PIÙ AGGRESSIVE

Dr.ssa Maria Giovanna Portuesi Reumatologa

 

Freddo e umidità mettono a dura prova le articolazioni: le malattie articolari possono dare più problemi in inverno, con peggioramento dei sintomi, ma restano tutto l’anno la causa principale di disabilità fra le patologie croniche in Italia e il secondo motivo di visita dal medico di famiglia dopo le cardiopatie.

Artrite reumatoide, spondilite anchilosante, artrosi (la più diffusa), artrite psoriasica, gotta, ma anche connettiviti (lupus e sclerodermia), per citare solo alcune delle oltre cento varietà dei cosiddetti “reumatismi”, hanno un impatto elevato sulla popolazione (circa 5 milioni e mezzo di malati, 300 milioni nel mondo) e costi non trascurabili, sia diretti per le cure (ricoveri ospedalieri, indagini diagnostiche, farmaci, riabilitazione, terapia termale, assistenza domiciliare al malato reumatico), sia indiretti (giornate di lavoro perse, invalidità).

Le malattie articolari possono essere di tipo degenerativo (come l’artrosi), infiammatorio (le artriti), autoimmuni (artrite reumatoide) e dismetabolico, cioè legate a disturbi del ricambio (gotta).Possono comparire all’improvviso e in maniera acuta, oppure avere un esordio più lieve, insidioso e lento nel tempo.Quanto ai piccoli “doloretti” articolari, colpiscono invece un po’ tutti e sono causati soprattutto da una cattiva postura, dall’uso prolungato del computer o dal clima umido. Ad accomunare le malattie reumatiche sono soprattutto il dolore e la ridotta capacità funzionale dell’articolazione colpitama possono essere coinvolti anche i tendini, i legamenti, i muscoli, o alcuni organi e apparati, a seconda della patologia.

Ma quando rivolgersi al medico? Soprattutto in caso di dolore a riposo, a volte notturno, associato a segni di infiammazione articolare, con gonfiore delle mani e/ o dei polsi, che dura da più di tre settimane, associato a rigidità articolare mattutinaNei più giovani è frequente un dolore lombare irradiato fino al ginocchio, che aumenta durante la notte e si attenua con l’attività fisica, oppure uno sbiancamento delle dita delle mani dopo l’esposizione al freddo o emozioni. Sopra i 50 anni è invece frequente la comparsa improvvisa di dolore alle spalle, con difficoltà a pettinarsi o allacciare il reggiseno, o ad alzarsi dalla poltrona.

Il primo passo per impostare una cura adeguata e tempestiva è la diagnosi precoce.Se non curate adeguatamente e nei tempi giusti, il 50% delle forme più severe va incontro dopo 10 anni a una invalidità permanente. Nel caso dell’artrite reumatoide, possono passare da uno a tre anni tra la comparsa dei sintomi e la diagnosi, mentre nelle spondiloartriti si arriva addirittura a cinque anni. In questo contesto è molto utile la competenza del medico di base, che ha il compito delicato di definire le dimensioni del problema e decidere quando è il momento di rivolgersi a uno specialista reumatologo.

Le cure? I farmaci più utilizzati sono gli anti-infiammatori o Fans, il cortisone, gli antidolorifici e quelli che modificano il decorso della malattia (DMARDs), come il metotrexate, l’azatioprina o i sali d’oro, ma sono i “farmaci biologici” i più efficaci nell’artrite reumatoide, nell’artrite psoriasica e nelle spondiloartriti, insieme alla terapia riabilitativa, soprattutto quando la terapia con i farmaci tradizionali non funziona. Frutto della tecnica biotecnologica, i farmaci biologici o “anti- TNFalfa” colpiscono a monte il processo infiammatorio, neutralizzando in modo specifico e selettivo le molecole responsabili del danno articolare e consentendo al malato il recupero delle sue capacità lavorative e occupazionali. Con un netto miglioramento della qualità di vita.

Si tratta però di terapie costose, che dovrebbero essere disponibili almeno per i malati più selezionati, mentre l’Italia è purtroppo uno dei Paesi che spendono meno in Europa per i farmaci intelligenti: come ha denunciato la Società Italiana di Reumatologia (Sir), durante il suo XLIX Congresso nazionale, il Belpaese si posiziona poco al di sopra dell’Ungheria. C’è poi una marcata disomogeneità e un grande divario tra Regione e Regione, sia nelle prescrizioni , che nella creazione di reti assistenziali regionali e nazionali, necessarie per permettere l’accesso a tutti alle cure innovative con queste molecole.

E la prevenzione? Bisogna seguire sempre in anticipo (ma anche quando la malattia è ormai presente) un regime di vita sano, che comprenda un’attività fisica costante, l’abolizione del tabagismo e l’adozione di una dieta equilibrata, povera di proteine, grassi animali e alcol, ma ricca di fibre e vitamine, capace di combattere obesità, sovrappeso e malattie metaboliche.

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