Come nasce e in cosa consiste il progetto I.E.S.A

Funziona da 20 anni sul territorio della ASLTO3 che conta 600mila abitanti fra i quali sono state già attivate 50 accoglienze in famiglia

Gli operatori al corso di formazione per i progetti I.E.S.A

Pubblicato il 22/01/2018
Ultima modifica il 22/01/2018 alle ore 08:36
RAFFAELE AVICO

Il servizio I.E.S.A. è rivolto a pazienti psichiatrici in attesa di una soluzione di reinserimento; si presenta come un servizio di inserimento di pazienti all’interno di famiglie ospitanti volontarie definite «foster families», che decidono di ospitare all’interno di casa loro una persona in stato di necessità, in cambio di un bonus economico erogato dall’Asl che si aggira intorno ai 1000 euro.

 

Il servizio attivo da circa 20 anni sul territorio coperto dall’ASLTO3 (per chi vuole informazioni si può chiamare il numero 011/4017463), che conta 600mila abitanti. Sulla totalità di questi abitanti al momento sono attivi 50 progetti (cioè ci sono 50 utenti psichiatrici accolti).

 

Negli ultimi periodi lo I.E.S.A. Ha ottenuto importanti riconoscimenti territoriali: è stato esteso a tutte le ASL della Regione Piemonte ed è l’unico servizio a essere riconosciuto e nominato all’interno della recente DGR29 regionale (che rivoluzione la psichiatria piemontese, con cambiamenti, tagli e modificazioni delle prassi, che hanno fatto discutere). Inoltre, sta diffondendosi all’interno delle altre regioni italiane per mezzo di un lavoro di formazione che il responsabile Dott. Gianfranco Aluffi sta effettuando, insieme ai collaboratori, in Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Puglia, Veneto, Sardegna e Campania, nell’ottica di, con l’appoggio attivo delle ASL, renderlo buona prassi sanitaria in linea con una retrostante idea democratica e basagliana di psichiatria territoriale, con il paziente «al centro».

 

Il progetto I.E.S.A. riprende un modello terapeutico già avviato e funzionante in altre realtà europee come ad esempio il progetto Shared Lives nel Regno Unito (qui le famiglie ospitanti sono coinvolte nel reinserimento di pazienti non solo psichiatrici, ma anche portatori di altre tipologie di disagio -dalla disabilità agli immigrati difficilmente inseriti sul territorio), o la realtà di Geel in Belgio, dove nasce. Propone un inserimento realmente territoriale di quei pazienti in carico alla psichiatria che in altro modo rischierebbero di rimanere «invischiati» nel circuito di reinserimento, per ora costituito da alloggi protetti, soluzioni lavorative per mezzo di borse lavoro e strutture di lungodegenza.

 

Per il territorio, si ottiene un doppio vantaggio: da un lato una consistente riduzione della spesa pubblica, che si riduce a un terzo (essendo che un utente in carico a una qualsiasi struttura costa allo Stato, giornalmente, dai 50 ai 200 euro), dall’altro prevedendo un appoggio economico alle famiglie che decidono di ospitare. In questo sta la sua forza, cioè l’avvicinare due attori sociali in un incontro che avvantaggia entrambi, in senso sia relazionale -come si noterà nel video allegato-, che economico, e che lo ha fatto notare come buona pratica per quanto concerne i movimenti di inclusione di soggetti portatori di difficoltà entro la delicata fase del reinserimento.

HOME