Social Media Icons

Visit Us On FacebookVisit Us On Google PlusVisit Us On Pinterest
SiteBooK visite gratis

Benvenuto al Dr Nicola Cruciano Urologo – Andrologo

Dr Nicola Cruciano

Medico chirugo specialista in Urologia ed Andrologia

in servizio presso il reparto di Urologia dell’Ospedale Maria Vittoria di Torino

Visita tutti i venerdì pomeriggio

Prestazioni:

Eco doppler Penieno

Ecografia scortale

Ecografia peniena

Visita urologica

Visita andrologica

Visita andrologica di coppia

Diagnostica andrologica

Farmacoterapia itracavernosa

 

HOME

Poliambulatorio Medico-Odontoiatrico San Lazzaro Medica

Via Ettore Bignone 38/A
Provincia di Torino
Pinerolo, Torino 10064
Italia
Telefono: 0121030435
Email: sanlazzaromedica@libero.it

Serviamo pazienti del Pinerolese, Saluzzese e Torinese

La paura dei ragni? Nasce insieme alla persona

I ragni e i serpenti provocano ribrezzo nella maggior parte delle persone: secondo uno studio recente tale fobia è innata, nel senso che coinvolge persino i neonati a 6 mesi. Già nella letteratura per ragazzi, in effetti, troviamo come la paura per i ragni possa interessare perfino i protagonisti più coraggiosi: basti pensare al miglior amico di Harry Potter pronto a qualsiasi cosa, ma letteralmente terrorizzato dai ragni, più o meno mostruosi, che popolano Hogwarts.

 

La dottoressa Simonetta Raisi , UOC di Psicologia Clinica del Polo Ospedaliero San Carlo spiega: «Per quanto riguarda le fobie, definibili come un’esagerazione della sensazione di paura, le stime più verosimili indicano un’incidenza pari al 6-9% nella popolazione adulta, del 5% nei bambini e del 16% negli adolescenti dai 13 ai 17 anni. Nelle donne è molto più comune che negli uomini con un rapporto di circa 2/1. Per quanto riguarda l’aracnofobia- continua la dottoressa Raisi- terrorizza in effetti un numero spropositato di persone e produce sensazioni di paura agghiacciante, persistente e ingiustificata, tanto da poter persino diventare un’ossessione incontrollabile responsabile di veri e propri attacchi di panico».

 

Lo studio

I ricercatori del Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Science e della Uppsala University hanno pubblicato le loro osservazioni sulla rivista Frontiers in Psychology. Bambini di 6 mesi in braccio ai loro genitori hanno visionato immagini di ragni e fiori o di serpenti e pesci. Grazie a una tecnica strumentale i ricercatori hanno visto che le pupille dei piccoli si dilatavano soprattutto quando vedevano ragni e serpenti; già a quest’età, dunque, il cervello identifica questi esseri come pericolosi.

 

Paura e fobia in cosa differiscono?

La fobia, dunque, è un’esagerazione della paura e a questo proposito la dottoressa Raisi puntualizza: «La paura è sicuramente una brutta sensazione che però, da secoli, aiuta tutti gli esseri umani a fronteggiare i pericoli. Le fobie, invece, non sono scatenate da un pericolo reale e imminente, ma da un pericolo ipotetico che si teme: è da incoscienti non aver paura di un branco di dobermann che ringhiano, ma diventa una fobia cambiare marciapiede per non incrociare un barboncino portato al guinzaglio!».

 

Secondo il Child ANXIETY Network sono da considerarsi paure del tutto normali e destinate a sparire con l’età, nella fascia di età 0-2 anni il timore dei rumori forti, la separazione dai genitori, così come fra i 3 e i 6 anni sono del tutto normali paure nei confronti dei fantasmi, del buio, del dormire da soli.

 

Le fobie vengono solitamente raggruppate in 5 aree: fobie degli animali (le più comuni), nei confronti di elementi naturali come il mare o i temporali, di alcune situazioni come rimanere chiusi in ascensore o bloccati in un tunnel, la fobia di essere contaminati da sangue, infezioni o ferite, la fobia dei clown.

 

Terapia delle fobie

Per quanto riguarda l’approccio terapeutico alle fobie la ricerca scientifica evidenzia come il trattamento d’elezione sia rappresentato dalla terapia cognitivo comportamentale. Le fobie, in genere, sono disturbi curabili in un tempo breve e con un alto tasso di successo: dati alla mano nella maggior parte dei casi si possono osservare risultati concreti già dopo un piccolo numero di sedute.

HOME

L’origine della depressione? Da cercare anche nel passato più lontano

La depressione? Se volete cercare le cause, non guardate soltanto al recente passato. La combinazione di fattori d’esposizione ambientale e di eventi traumatici che spesso ne sono la causa può infatti anche risalire a molti anni prima della comparsa dei segni del disturbo. Lo scenario emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica «Molecular Psychiatry», condotto da ricercatori dell’Università Statale di Milano dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia e del King’s College di Londra.

 

 

La depressione che viene da lontano

La ricerca rafforza l’idea che alcune varianti geniche, note anche come polimorfismi, possano interagire con l’ambiente avverso: rendendo così alcuni soggetti più vulnerabili rispetto ad altri per lo sviluppo di psicopatologie. Per arrivare a questa conclusione, gli autori hanno utilizzato un nuovo approccio, incrociando dati provenienti da diversi tessuti: sia modelli preclinici sia studi condotti su persone.

 

 

 

Ciò ha permesso di identificare un network di nuovi geni, coinvolti in processi di infiammazione e di risposta allo stress, come possibili elementi di vulnerabilità per la depressione. I ricercatori, ed è stato questo uno degli elementi di maggiore interesse, hanno osservato in due diverse gruppi – una coorte di pazienti statunitensi con depressione ed esposti ad eventi traumatici e una di norvegesi che durante l’adolescenza erano stati separati dai genitori a causa della seconda guerra mondiale – che individui con determinate varianti di questi geni, se esposti a eventi stressanti nel corso dell’adolescenza, avevano entrambi una probabilità maggiore di sviluppare sintomi depressivi in età adulta.

 

Quali ricadute da questa scoperta? 

«Lo studio sottolinea l’importanza di comprendere i meccanismi mediante i quali una predisposizione genetica possa interagire con eventi ambientali avversi ed esercitare un effetto a lungo termine che viene poi smascherato in età adulta, con la comparsa della patologia depressiva – commenta Marco Riva, docente di farmacologia alla Statale di Milano e autore dello studio -. Questi risultati potranno permettere di individuare soggetti più a rischio per lo sviluppo di malattie psichiatriche, ma anche l’identificazione di nuovi bersagli utili per lo sviluppo di farmaci che, se somministrati in via preventiva, potrebbero essere utili per minimizzare il rischio di sviluppare tali malattie».

HOME

Poliambulatorio Medico-Odontoiatrico San Lazzaro Medica

Via Ettore Bignone 38/A
Provincia di Torino
Pinerolo, Torino 10064
Italia
Telefono: 0121030435
Email: sanlazzaromedica@libero.it

1 2 3 23