Ictus: riconoscetelo con 3 sintomi evidenti e correte in ospedale

Le prime 4/6 ore fondamentali per evitare rischi di morte o disabilità. Campagna R.A.P.I.D.O. per prevenzione e intervento e sabato 29 Giornata Mondiale
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Pubblicato il 27/10/2016
Ultima modifica il 27/10/2016 alle ore 13:51
ANGELA NANNI

L’organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce l’ictus una malattia caratterizzata da rapida e improvvisa comparsa di sintomi e segni riconducibili a un deficit focale del linguaggio, della vista e\o della sensibilità e\o del movimento o dell’insieme di tutte queste funzioni cerebrali per una riduzione dell’apporto di sangue a una zona del cervello dovuto a occlusione di un vaso (infarto cerebrale), o alla rottura di un vaso (emorragia intracerebrale). Esiste anche un’altra forma dovuta alla rottura di un aneurisma cerebrale (emorragia sub aracnoidea).

 

Patologia Multifattoriale

Diversi studi epidemiologici hanno dimostrato che l’ictus è una patologia multifattoriale, dovuta alla presenza di diversi fattori di rischio; aver cura della propria salute e mantenere favorevole il livello di tali fattori può evitare o ritardare il manifestarsi di tale patologia.

 

Uno studio osservazionale effettuato in Italia, condotto in 16 regioni ha rivelato come, in generale, il tempo che passa fra il momento in cui il paziente si accorge di avere qualche problema e il momento in cui arriva in ospedale è troppo lungo per garantirgli un’assistenza efficace.

 

L’importanza della tempestività

«Per ottenere la massima efficacia dai trattamenti è consigliabile arrivare in ospedale al massimo entro 60 minuti; come nelle malattie cardiache, anche un solo minuto può fare la differenza. Il trattamento con i farmaci infatti è efficace se eseguito entro 4 ore dall’inizio dai sintomi, mentre sono 6 le golden hour per il trattamento dei vasi più grandi con la trombectomia meccanica, in cui viene inserito uno stent di ultima generazione che rimuove l’ostruzione e ripristina l’afflusso di sangue e ossigeno» sottolinea la professoressa Valeria Caso a capo dell’European Stroke Organization.

 

Campagna di sensibilizzazione RAPIDO

La dottoressa Valeria Caso, i medici della Stroke Unit dell’ospedale di Perugia con la collaborazione dell’Ars (Associazione Ricerca Stroke) stanno promuovendo la campagna di sensibilizzazione RAPIDO. L’acronimo sta per R-Ridi; chi inizia a sentirsi poco bene dovrebbe cercare di sorridere al fine di poter controllare se la bocca è asimettrica. A-Alza le braccia, chi sta per sperimentare un ictus non riesce ad alzarle entrambe, ma una sola. P- Parla; di solito queste persone hanno un eloquio molto confuso. I-Ictus. D- Domanda aiuto; non bisogna esitare, ma chiamare immediatamente il 118 spiegando i propri sintomi. O-Orario è fondamentale prendere nota del momento durante il quale si hanno le prime avvisaglie della sintomatologia; riuscire a intervenire entro le prime 4-6 ore significa ridurre il rischio morte e disabilità.

 

Stroke Unit

«L’obiettivo che ci proponiamo di perseguire è quello di distinguere tempestivamente i sintomi e saperli comunicare al 118 e ai medici delle emergenze per una assistenza in loco e permettere così l’identificazione della struttura ospedaliera più adatta, una Stroke Unit, dove trasferire il paziente per fornirgli le migliori terapie possibili. Tale obiettivo è ancora lontano dall’essere raggiunto nel nostro Paese dove le Unità Complesse di trattamento dell’Ictus (Stroke Unit di II livello) dove si esegue oltre che la trombolisi con farmaci, anche la trombectomia meccanica (per gli ictus piu gravi), sono meno di quanto sarebbe necessario, quest’ultimo intervento, che rappresenta la grande novità viene eseguita in meno di 40 Stroke Unit sul territorio italiano» chiarisce ancora la dott.ssa Caso.

 

Fattori di rischio

«L’ictus è una malattia multifattoriale, cioè per il suo verificarsi concorrono molti fattori, alcuni di questi non sono modificabili come il sesso maschile, la familiarità e l’età avanzata, ma la gran parte lo sono come l’abitudine al fumo, l’ipertensione arteriosa, la dislipidemia (cioè la colesterolemia totale con valori elevati e contemporaneamente di colesterolo HDL troppo basso) o la presenza di diabete non correttamente gestito– Spiega la dott.ssa Simona Giampaoli dirigente di ricerca presso l’Istituto Superiore di Sanità – Anche i fattori non modificabili possono essere modulati attraverso l’adozione di stili di vita salutari fin dalla giovane età: quest’ultimi possono essere mantenuti a livelli favorevoli nel corso dell’esistenza attraverso uno stile di vita sano adottato fin dall’adolescenza, attraverso un’alimentazione varia e bilanciata, ricca di frutta e verdura, cereali e legumi, pesce e povera di grassi saturi come quelli di origine animale, povera di sale e di colesterolo, svolgendo quotidianamente un’attività fisica regolare e abolendo l’abitudine al fumo di sigaretta e l’eccessivo consumo di alcool. Intervenire sui fattori di rischio attraverso lo stile di vita corretto e, se prescritti dal medico, aggiungendo alcuni farmaci, è il modo migliore per mettersi al riparo dall’ictus». Ribadisce la dott.ssa Giampaoli.

 

La Dieta Mediterranea: qualche limite oltre ai benefici

«L’Italia è un paese che grazie alle sue caratteristiche e al livello medio dei fattori di rischio nella sua popolazione, viene considerato a «basso rischio» coronarico, ma ad alto rischio cerebrovascolare, questo fatto è in parte dovuto all’invecchiamento della popolazione (quanto a longevità l’Italia è seconda solo al Giappone), in parte alle caratteristiche della nostra alimentazione – chiarisce ancora la dottoressa Giampaoli-.

 

Il consumo di sale

Se è vero infatti che l’alimentazione mediterranea, ricca di verdura e frutta, cereali e legumi e povera di grassi di origine animale, protegge da molte patologie, è anche vero che alcune sue caratteristiche non sono oggi così benefiche: l’elevato consumo di sale, in media 10 g negli uomini e 8 g nelle donne adulte, a fronte dei 5 g raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il consumo di olio extravergine di oliva e di vino, che se da una parte sono benefici per la nostra alimentazione, dall’altra sono i nutrienti più ricchi di calorie, per esempio.

 

Il consumo di olio e vino

Questi ultimi alimenti in particolare, in un paese in cui sovrappeso e obesità colpiscono il 70% della popolazione adulta, e più del 40% non fa alcun tipo di attività fisica, vanno consumati con moderazione. Queste poche indicazioni sono utili non solo per prevenire l’ictus, ma tutte le patologie cronico-degenerative, dall’infarto del miocardio, al diabete, ai tumori, alla malattia cronica renale e aiutano, quindi, ad affrontare la vecchiaia in buona salute».