Chirurgia estetica, piacerebbe al 49% degli adolescenti

Analizzato un campione di ragazzi fra i 13 e i 18 anni. Quasi la metà sono pronti a ricorrere al «ritocchino»
11/06/2015
FABIO DI TODARO

Sembrava un pensiero degli over 40, disposti a tutto pur di recuperare la brillantezza fisica dei primi anni dell’età adulta. Contrordine: alla medicina e alla chirurgia estetica guardano con interesse anche gli adolescenti, sempre più spesso ispirati ai modelli dettati dai personaggi del mondo dello spettacolo. A svelare il trend la Società Italiana di Medicina Estetica (Sime), durante l’ultima edizione del congresso nazionale, da cui è emerso un aspetto finora inimmaginabile. A sostenere le volontà dei più giovani sono anche i genitori, talvolta “promotori” del ricorso al “ritocchino”.

 

IL 49% VORREBBE RICORRERE AL «RITOCCHINO»

Nella ricerca sono stati arruolati 2265 partecipanti, di cui 880 maschi e 1385 ragazze: tutti di età compresa tra 13 e 18 anni. Quali le principali conclusioni? In generale le ragazze mostrano maggiore insoddisfazione corporea rispetto ai ragazzi, dotati di livelli di autostima più elevati. Pronto a ricorrere alla medicina estetica si è dichiarato il 49,2% degli intervistati. Più basso (31,3%) il rilievo riguardante i giovani disposti a finire in sala operatoria pur di ritoccare il proprio corpo. Degli oltre duemila adolescenti interpellati, il 15,8% delle ragazze e il 3,3% dei maschietti aveva già usufruito della medicina estetica o della chirurgia plastica: per curare l’acne, ridurre i peli superflui o le smagliature, combattere la cellulite, correggere l’inclinazione del naso, l’apertura delle orecchie o le dimensioni del seno.

 

INTERVENTI ESTETICI E BULIMIA

Tra i vari spunti dell’indagine, balza all’occhio il ricorso a interventi di medicina estetica più frequente da parte di ragazze che manifestavano comportamenti bulimici. Un fenomeno che, nella ricerca pilota, ha riguardato soprattutto le adolescenti settentrionali: spesso più magre rispetto alle coetanee meridionali, ma anche più attente ai modelli proposti dai media. «La bulimia è il più insidioso tra i disturbi del comportamento alimentare, perché rispetto all’anoressia chi ne soffre non è per forza magro e dunque non sempre facilmente riconoscibile», spiega Stefano Erzegovesi, responsabile del Centro disturbi del comportamento alimentare del San Raffaele di Milano. «Per riconoscere una persona bulimica occorre prestare attenzione alle oscillazioni di peso, all’erosione dei denti, alla tendenza a correre in bagno al termine di un pasto e alla sparizione dalla dispensa di intere confezioni di alimenti pronti per il consumo».

 

IL COMPORTAMENTO DEI FAMILIARI

Sebbene qualcuno possa pensare a un interesse da parte degli specialisti, è stato Emanuele Bertoletti, direttore del servizio ambulatoriale di medicina estetica all’ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina di Roma e presidente della Società Italiana di Medicina Estetica, a richiedere «la tutela dei più giovani da interventi inopportuni, con l’intento di educarli ad accettarsi per come si è, facendo leva sulla prevenzione». I primi a stupirsi dell’esito dell’indagine, condotta in collaborazione con l’università Magna Graecia di Catanzaro, sono stati proprio gli specialisti. Sebbene si tratti di una ricerca preliminare priva di precedenti simili in letteratura, «il lavoro dimostra una tendenza realistica sulle tematiche trattate in questa fascia di età – prosegue Bartoletti -. Risulta molto interessante il dato che porta a sovrapporre il 14,6% dei familiari che ha già ricevuto trattamenti estetici con il 12,6% dei genitori che lo suggerisce ai ragazzi. Il riserbo che prima accompagnava questi trattamenti, oggi è di molto sfumato, nel contesto familiare».

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