Depressione post partum, un servizio on line per sostenere mamma e bambino

Il problema coinvolge una donna su 10. Fra queste il 13% sperimenta già un disturbo dell’umore durante le prime settimane dopo il parto. Ma la malattia può insorgere anche prima

UNA neomamma su 10 in Italia soffre di depressione post partum nei primi tre mesi dalla nascita del figlio. A volte il dato sfiora il 15%. Una percentuale che si traduce tra le 50 e le 100mila donne ogni anno. Meno del 50% di chi è colpita da questo disturbo chiede aiuto e sostegno. Per tutelare il benessere psicofisico della mamma, della coppia e del bimbo nel periodo che va dalla gravidanza fino ai primi due anni di vita dei piccoli, Onda, Osservatorio nazionale per la salute della donna e di genere, ripropone la sua campagna “Un sorriso per le mamme”.

• UN AIUTO ON LINE
Attraverso il sito internet (www.depressionepostpartum.it) le future madri e le neomamme avranno la possibilità di cercare i nominativi e le attività dei centri di supporto per la depressione perinatale. Potranno infatti usufruire del servizio “L’esperto risponde” che permette di chiedere supporto a uno specialista. La campagna nasce con lo scopo di prevenire il fenomeno della depressione perinatale, che colpisce circa 90mila donne. Il 13% sperimenta già un disturbo dell’umore durante le prime settimane dopo il parto, un dato che sale al 14,5% nei primi tre mesi postnatali con episodi depressivi maggiori o minori ed al 20% nel primo anno dopo il parto. Si tratta di stime molto approssimative, dal momento che i sintomi sono frequentemente sottovalutati sia dalle pazienti sia dai clinici e che solo in circa la metà dei casi viene riconosciuto il disturbo e fornita la risposta adeguata.

• NON SEMPRE FELICI
“Nell’immaginario comune si dà per scontato che una neomamma sia felice in ogni istante: si tratta di un falso mito – commenta Rossana Riolo, presidente di Kairos Donna, l’associazione che si occupa di assistenza socio sanitaria, della tutela e della promozione del supporto psico-sanitario alla donna in tutte le fasi della vita -. La depressione post partum è un problema di salute pubblica di notevole importanza, ma spesso sminuita o sottovalutata dalle donne, dalle famiglie e dalla società. Come associazione crediamo che una giusta attività di formazione e informazione sia fondamentale per combattere lo stigma ma anche per intercettare eventuali condizioni di disagio e fornire gli strumenti conoscitivi per gestirle”.

• LA PAURA DEGLI IMPEGNI DI MADRE
Un momento che dovrebbe essere bello, che però può mettere in crisi l’equilibrio di una donna. Non ci si sente pronte, adeguate alla situazione. La paziente si sente triste senza motivo, irritabile, facile al pianto, non all’altezza degli impegni che deve affrontare. Molte non si sentono adeguate alla situazione. Secondo una ricerca dell’università di Yale il 37% delle neomamme ha paura di fare male al bimbo, il 20% si sente stressata e il 39% ha pensieri superstiziosi. I problemi, che possono sfociare in una vera e propria depressione incominciano di solito all’ottavo mese di gravidanza e diminuisco quando il bimbo compie tre mesi. Un sentimento ricorrente tra molte neomamme, che si trovano a dover affrontare questo problema, è la vergogna e il senso di colpa. Ma è possibile chiedere aiuto, perché esistono centri specializzati che possono dare sostengo alle madri in difficoltà.

• GIÀ PRIMA DELLA NASCITA
Un problema dunque che può insorgere molto prima della nascita del piccolo, con conseguenti problemi per il feto. “In caso di stress prenatale – spiega lo psichiatra Massimo Ammanti che sul tema è intervenuto al Congresso di psicopatologia e autore del libro Quando le madri non sono felici (Pensiero scientifico editore) – fra i rischi c’è quello di parto prematuro e di bimbi sottopeso. E’ accaduto a molte madri dopo l’attacco dell’11 settembre del 2001. Diversi studi hanno messo in evidenza come lo stress prenatale, come nel caso di donne che si sono separate o che sono state picchiate dai compagni, sono collegati con disturbo da deficit di attenzione e iperattività, l’Adhd o altri disturbi del bimbo. Anche la placenta risente dello stress prenatale e diventa disfunzionale”.

• DISTURBI DEL COMPORTAMENTO
Secondo uno studio recente, pubblicato su Jama, i figli di madri depresse rischiano 4 volte in più di sviluppare un disturbo del comportamento e 7 volte in più di diventare a loro volta depressi a 18 anni. Problemi che possono dipendere da una relazione di coppia non soddisfacente o da esperienze infantili traumatiche. Spesso le difficoltà della neomamma non sono legate a un problema con il partner o a un problema contingente, ma risale alla sua infanzia. Dalla scarsa empatia con la propria madre. “Se la donna non ha avuto un rapporto lineare con la madre, nel momento della maternità potrà avere problemi – spiega Nicoletta Giacchetti, psichiatra del Policlinico Umberto I di Roma, che insieme alla professoressa Franca Aceti, gestisce un Servizio dedicato ai disturbi perinatali – . Curare queste donne può essere complesso anche perché quando sono in gravidanza non possono prendere farmaci. E poi c’è un’altra questione centrale: noi psichiatri curiamo la mamma, ma chi pensa al bambino? Per lui la relazione con la madre è fondamentale. Nei primi mesi di vita il piccolo deve costruire un rapporto di fiducia con il genitore”. Cosa accade se questo non è possibile? “Se la mamma è assente o depressa il piccolo si deprime a sua volta oppure cercherà attenzione altrove. E con ogni probabilità avrà difficoltà a costruire una corretta immagine di sé. Da grande potrà avere problemi, sviluppare un disturbo da deficit di attenzione e iperattività, l’Adhd”.

• LA PREVENZIONE
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2020 i bambini e gli adolescenti ad aver bisogno di un supporto psicologico o psichiatrico saranno il 20%. La maggioranza dei disturbi mentali dell’età adulta prende avvio in fase evolutiva. Gran parte di questi problemi iniziano quando i bimbi sono molto piccoli. Ma quali sono le scelte da fare per una prevenzione adeguata? “E’ fondamentale la consulenza psicologica e psichiatrica in gravidanza – spiega ancora Ammaniti – . I segnali possono essere ansia, paura di non essere in grado di gestire il figlio, idee ossessive, paura del parto e della nascita che modificherà l’equilibrio della famiglia. E’ fondamentale appoggiare la madre e aiutarla gestire la nuova situazione con tranquillità”. Quando la donna è incinta e si preoccupa per quanto accadrà, molto può essere fatto per aiutarla. Aiutarla a percepire i movimenti del feto, aumenta l’attaccamento materno. Anche le ecografie possono avere un effetto positivo nella relazione. I neuroni specchio sono la prima via per lo scambio fra madri e figli.

• TENERE INSIEME MAMMA E FIGLIO
La mamma va sostenuta, ma cosa fare con il bimbo? E’ bene lasciarla con il figlio, anche se è depressa. “Se non ci sono rischi per il bimbo sarebbe bene tenerlo con la mamma – conclude Giacchetti – . I medici che seguono la mamma devono collaborare con il neuropsichiatra infantile. Per questo sarebbe bene diffondere anche in Italia la cultura diffusa in Europa delle unità residenziali che ospitano madre e bambino. In queste residenze possono stare anche mesi o un anno fino a completa guarigione. Per aiutare la famiglia a ricostruirsi”.