Chili di troppo? Pressione a rischio e quindi anche cuore in pericolo

Vale la pena ribadirlo una volta, per tutte: non c’è alcuna possibilità che l’eccesso di peso rappresenti una scelta di salute per il nostro corpo. Il messaggio s’era diffuso a seguito di alcuni recenti studi, secondo cui essere sovrappeso o obesi non aumenterebbe le probabilità di eventi avversi per il cuore per i vasi: quello che in gergo tecnico si chiama rischio cardiovascolare.

 

 

Ma una ricerca condotta quasi su trecentomila britannici e pubblicata sull’«European Heart Journal» ha sgomberato il campo dai dubbi. La pressione sanguigna, tendenzialmente, è più alta tra chi è in eccesso rispetto a chi non lo è. Idem dicasi per i valori di zuccheri e grassi nel sangue. Tutto ciò, messo assieme, contribuisce ad accrescere le probabilità che il cuore possa essere colpito da un evento acuto, che nel più grave dei casi può determinare anche la morte di chi ne è colpito.

 

Il paradosso dell’obesità

I ricercatori dell’Università di Glasgow hanno raccolto i dati di oltre 29mila cittadini inglesi e li hanno osservati fino al 2015. Le risultanze hanno confermato quello che in realtà appariva già come un messaggio difficile da scalfire per la comunità scientifica: più largo è il girovita, peggiore rischia di essere la salute complessiva di un individuo.

 

Alla luce di alcune ultime conclusioni discutibili, secondo cui soprattutto negli anziani un aumento della massa grassa potrebbe avere un effetto protettivo per la salute, secondo quello che era già stato definito il paradosso dell’obesità, conviene ribadire il messaggio con la forza dei numeri: il rischio cardiovascolare parrebbe aumentare del 13 per cento ogni cinque punti di indice di massa corporea, il parametro che rapporta il peso di un individuo (in chilogrammi) rispetto alla sua altezza, elevata al quadrato (in metri).

 

Senza trascurare quello di ammalarsi di cancro , non considerato in questo caso, ma ribadito in maniera sostanziale da diversi studi. Da qui le conclusioni dei ricercatori: «Mantenendo l’indice di massa corporea tra 22 e 23, le persone sane possono ridurre il rischio di avere malattie cardiache, con decorso acuto o cronico».

 

Discorso diverso per i malati di cancro

La specifica relativa alle condizioni delle persone non è casuale, perché «se per i sani non ci sono dubbi, la storia potrebbe essere diversa se una persona è già malata». Il riferimento è ai malati oncologici, per cui la progressiva perdita di peso non rappresenta un indicatore di salute. Quanto ai valori ideali indicati, Naveed Sattar, docente di endocrinologia all’università di Glasgow, è consapevole «della difficoltà di mantenere un simile indice di massa corporea, soprattutto col passare degli anni». Ma il messaggio è comunque mirato al ribasso: «Se si è in sovrappeso o obesi, qualsiasi perdita di perso migliora la salute».

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