Lo screening per l’infarto non serve nei pazienti a basso rischio


screening infarto cardiotoolFare lo screening della cardiopatia ischemica negli adulti con elettrocardiogramma (Ecg), Ecg da sforzo, ecocadiografia, ecostress o test che valutano la perfusione miocardica può aiutare a individuare soggetti a rischio di eventi ischemici cardiovascolari. L’utilizzo inappropriato dei test di screening, specialmente in pazienti a basso rischio, è sconsigliato dalle varie società scientifiche classificandolo come un mal utilizzo delle risorse a disposizione.

Lo screening della cardiopatia ischemica non migliora l’outcome dei pazienti, anzi, è associato al riscontro di falsi positivi che generano una cascata di procedure ed esami più o meno invasivi e costosi non necessari.

Il medico di medicina generale, come rivela lo studio Cardiac screening with electrocardiography, stress echocardiography, or myocardial perfusion imaging: advice for high-value care from the american college of physicians, deve tener ben presente che lo screening cardiologico è particolarmente inefficace nei pazienti considerati a basso rischio cardiovascolare. Per ridurre il numero di eventi ischemici l’approccio più efficace è quello di concentrarsi sul trattamento dei fattori di rischio modificabili (fumo, diabete mellito, dislipidemia, sovrappeso) e incoraggiare stili di vita salutari.

 

Fonte:
Cardiac screening with electrocardiography, stress echocardiography, or myocardial perfusion imaging: advice for high-value care from the american college of physicians. Chou R; High Value Care Task Force of the American College of Physicians.Ann Intern Med. 2015 Mar 17;162(6):438-47.

Sos ictus: non sempre c’è il “salvavita”

La tecnica per la rimozione dei coaguli è collaudata, ma in molti ospedali non è disponibile

Ogni anno in Italia sono oltre 180 mila le persone colpite da ictus ischemico

Riconoscere subito i sintomi e chiamare il 118. Sono le mosse giuste da mettere in atto quando è in corso un ictus. Il fattore tempo è determinante: «Ogni minuto perso equivale ad un giorno di vita in meno goduto in buona salute», spiega Domenico Inzitari, neurologo e professore presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze.

 

Proprio ad aprile, grazie al contributo di A.L.I.Ce Italia Onlus, l’associazione per la lotta all’ictus cerebrale, si celebra il mese della prevenzione. «L’ictus – prosegue lo specialista – è un’ostruzione a livello cerebrale delle arterie che garantiscono il corretto flusso di sangue. Quando accade, le aree a valle del blocco non possono essere sufficientemente irrorate e, con il passare del tempo, vanno incontro a morte cellulare. Ecco perché bisogna intervenire il prima possibile per evitare danni permanenti e la morte stessa».

 

L’errore da non commettere mai riguarda la sottovalutazione dei sintomi. Ne esistono una lunga serie: disturbi improvvisi della parola, difficoltà a comprendere ciò che viene detto, bocca storta e perdita di forza in un lato del corpo sono alcune manifestazioni di ictus in atto. Non solo: anche la perdita di equilibrio e uno strano mal di testa mai provato sono spesso associati all’evento in corso.

 

«In presenza di questi sintomi – continua Inzitari – la prima cosa da fare è una chiamata al 118. A volte i parenti telefonano al medico di base, facendo perdere tempo. Arrivare in pronto soccorso il prima possibile è invece fondamentale». Ogni anno, in Italia, oltre 180 mila persone vanno incontro ad ictus ischemico, ma, se trattate tempestivamente, la sopravvivenza aumenta, le disabilità associate all’evento diminuiscono e i tempi di recupero si accorciano.

 

Oggi, a differenza del passato, gli ictus fanno meno paura. Accanto alle terapie farmacologiche gli interventi con approccio endovascolare hanno contribuito a fare un salto di qualità nei trattamenti. Quando una persona arriva all’ospedale con un ictus in corso, viene subito sottoposto a trombolisi, una procedura farmacologica per sciogliere il coagulo di sangue che causa l’ostruzione. In alcuni casi, però, circa il 30% degli ictus, grandi coaguli che ostruiscono le arterie maggiori, necessitano di una rimozione meccanica.

 

«Rimozione – spiega Inzitari – che avviene attraverso un catetere, inserito nell’arteria femorale: così è possibile risalire al cervello e arrivare nella zona dove è presente l’ostruzione. Qui il dispositivo consente la rimozione del coagulo. Di recente diversi studi hanno dimostrato che l’approccio è sicuro e porta grandi benefici. Addirittura alcuni studi sono stati stoppati perché era evidente il successo dell’approccio endovascolare».

 

Una tecnica salvavita che, purtroppo, non sempre è disponibile. Se al Careggi di Firenze è in uso da 15 anni, realtà del genere sono poche e mal distribuite. «Nel nostro Paese c’è un problema di stroke-unit e una carenza particolare è nel Centro-Sud. Organizzandole meglio, ne guadagneremmo tutti: malati e casse del sistema sanitario. Ogni ictus grave, infatti, quando la persona sopravvive, costa 100 mila euro in riabilitazione».

Dott. Roberto Ferri

Medico Neurologo presso Azienda Ospedaliera e Universitaria San Luigi Gonzaga Orbassano

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BENVENUTO AL PROF. RENATO E. ROSSI SPECIALISTA IN ALLERGOLOGIA ED IMMUNOLOGIA CLINICA

PROF. RENATO E. ROSSI

SPECIALISTA IN ALLERGOLOGIA ED IMMUNOLOGIA CLINICA

Prof. a. c. Allergologia Molecolare del Corso di laurea in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche

Università Vita-Salute San Raffaele Milano.

Specialista Allergologo della Rete di Allergologia, Regione Piemonte.

Visite  allergologiche (test allergometrici, component resolved diagnosis)

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PROMOZIONE SCLEROSANTI PRIMAVERA A 60 €

La terapia sclerosante è una tecnica che risale al 1853 ed è stata utilizzata per la prima volta in Francia per poi essere introdotta su vasta scala a partire dalla metà degli anni ’70. Le telengectasie sono vasi venosi più o meno dilatati in seguito a deficit vascolari, fattori ormonali(gravidanze, assunzioni di anticoncezionali), abitudini di vita sbagliate come alimentazione scorretta, indumenti troppo stretti, vicinanze a fonti di calore ecc.

QUALI INESTETISMI POSSONO ESSERE TRATTATI E QUANDO

Possono essere trattati vasi di dimensioni variabili da qalche mm in sù.

VENE VARICOSE PINEROLO

Vene varicose

COME AVVIENE IL TRATTAMENTO

Il trattamento è di breve durata (15/30 min) , viene fatto ambulatorialmente, dopo accurata visita personalizzata, consiste in micro iniezioni di specifici farmaci “irritanti” all’interno delle telengectasie che causano infiammazione, una retrazione della parete del vaso e conseguentemente la sua chiusura. La cute viene disinfettata con alcool che ha inoltre anche funzione vasodilatante favorendo la visualizzazione dei vasi. si effettua l’iniezione del farmaco sclerosante e subito dopo si tampona e si posizione un piccolo tamponcino di cotone a compressione nel punto d’iniezione. Si consiglia di indossare calze sanitarie a compressione graduata  nei giorni successivi al trattamento ed in generale come abitudine quotidiana.

TRATTAMENTO SCLEROSANTI PINEROLO SAN LAZZARO MEDICA

 

CONTROINDICAZIONI

La scleroterapia viene eseguita di solito nel periodo freddo, ciò non tanto per l’assenza della venodilatazione dovuta al calore, quanto per evitare che i UV, colpendo direttamente la parte sclerosata, creino pigmentazioni della pelle difficili poi da rimuovere. E’ buona norma comunque evitare di sottoporsi a scleroterapia nei mesi molto caldi (luglio-agosto).

 

Controindicazioni assolute  sono come sempre pazienti in gravidanza e allattamento. Come per ogni altro farmaco potrebbe esservi una ipersensibilità allo stesso od ai suoi eccipienti. si possono formare piccoli ematomi nel sito di iniezioni, coaguli, iperpigmentazioni, piccole telengectasie nelle zone limitrofe (matting).

L’eccessiva aggressività del composto può provocare la comparsa d’ematomi nel punto dell’iniezione: in soggetti con marcata reattività personale verso il composto oppure con pelle delicata o molto chiara ciò può anche risultare in un livido di colore blu-verdastro (questo accade specialmente nei pazienti con i capelli rossi).

 

EFFETTI DEL TRATTAMENTO E LORO DURATA

Gli effetti del trattamento saranno apprezzabili dopo 2 – 3 sedute dal trattamento per esserlo sempre più con il passare dei giorni.

SCLEROSANTI PINEROLO SAN LAZZARO MEDICA

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SERVIZI DI CARDIOLOGIA

SERVIZI DI CARDIOLOGIA:

Ecg BASALE refertato: 30 €

Visita cardiologia con Ecg: 100 €

Visita cardiologica con ecocardio: 100 €

Ecocardio: 80 € refertazione immediata

Holter Ecg delle 24 ore: 77 €

ecocardiogramma PINEROLO TORINO

CARDIOLOGI:

Dott. Claudio Chirio

Dott.ssa Noemi Sina

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MEDICINA DELLO SPORT – NOVITA’

Da lunedì 2 giugno ogni lunedì a partire dalle 1830 il Dott. Gottero Gianluca 

effettuerà le visite per l’idoneità agonistica.

 

Per prenotare 0121/030435

 

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IPOTIROIDISMO ED AUMENTO DEL PESO

Dott. Umberto Giovannelli

Medico Endocrinologo

Ipotiroidismo

L’ipotiroidismo è una condizione morbosa causata dall’incapacità della tiroide di sintetizzare una quantità di ormoni adeguata alle esigenze dell’organismo; più raramente, può sussistere

 Ipotiroidismouna resistenza all’azione dei suddetti ormoni a livello tissutale.

Sintomi ipotiroidismo

Le conseguenze dell’ipotiroidismo variano in base allo stadio evolutivo durante il quale insorgono. Nella vita fetale si verificano gravi ed irreversibili alterazioni dello sviluppo corporeo e cerebrale. Anche nel bambino si possono verificare permanenti alterazioni dello sviluppo somatico ed intellettivo (gli ormoni tiroidei sono essenziali per la completa espressione dell’ormone della crescita). Si osserva inoltre un ritardo nello sviluppo sessuale.
Quando insorge in età adulta, l’ipotiroidismo si manifesta attraverso alcuni sintomi caratteristici:

  • cute secca e capelli radi, sottili, affaticamento fisico e debolezza muscolare cronica (l’ipotiroidismo determina una riduzione della sintesi proteica).
  • L’espressione del viso, caratterizzata da zone palpebrali gonfie e rime ristrette, capelli e sopracciglia scarsi, bocca semiaperta che lascia intravedere una lingua ingrossata, conferisce al volto del paziente l’aspetto inconfondibile e poco intelligente della “facies mixedematosa”; anche i tessuti sottocutanei sono caratterizzati dal cosiddetto mixedema, su cui la pressione delle dita non lascia il segno della fovea. L’ipotiroidismo determina infatti un accumulo cutaneo di mucopolisaccaridi che richiamano acqua determinando questo tipico aspetto.
  • Cute fredda e intolleranza alle basse temperature: una diminuzione degli ormoni tiroidei rallenta il metabolismo e il consumo di ossigeno; viene meno anche la loro attività termogenica.
  • Sonnolenza (letargia) che può arrivare fino al coma, depressione, rallentamento dei processi ideativi e sensazione di stanchezza; questi sintomi insorgono a causa delle alterazioni nervose indotte dall’ipotiroidismo.
  • Altri sintomi: costipazione, aumento del peso corporeo, pallore e anemia, raucedine ed abbassamento del tono della voce, diminuzione dell’udito e della memoria, diminuzione della fertilità, flussi mestruali abbondanti (menorragia), crampi, bradicardia e riduzione della forza contrattile del cuore, vasocostrizione, aumento dei livelli di lipoproteine a bassa densità (LDL) e trigliceridi nel siero, con conseguente e sensibile aumento del rischio di malattia coronarica.

Quando è primitivo, dovuto cioè a malattie della tiroide, l’ipotiroidismo nell’adulto è caratterizzato da un esordio lento e molto graduale che può pertanto sfuggire a lungo agli occhi del medico e dello stesso paziente.

DIAGNOSI: la conferma di ipotiroidismo avviene generalmente attraverso un semplice esame del sangue, tramite il quale si andranno a valutare i livelli ormonali del paziente. Alti valori ematici di TSH e bassi livelli di T3 e T4 confermano i sospetti di ipotiroidismo.

 

Le cause

Si calcola che l’ipotiroidismo colpisca in media lo 0,5-1% della popolazione, con una netta prevalenza nel sesso femminile.

Varie e numerose sono le cause in grado di determinare questo quadro morboso. L’ipotiroidismo può essere determinato dall’assenza congenita della tiroide o da un suo sviluppo incompleto, per alterazioni anatomiche, per una sua asportazione chirurgica, per l’assunzione di farmaci antitiroidei o di iodio radioattivo.

Più comunemente,  le varie forme di ipotiroidismo vengono classificate in primarie o primitive, secondarie e terziarie. Nel primo gruppo rientrano tutte quelle malattie dipendenti dalla ridotta funzionalità del tessuto tiroideo, mentre si parla di ipotiroidismo secondario e terziario quando le patologie sono a carico, rispettivamente, di ipofisi ed ipotalamo. Alcuni degli ormoni secreti da queste due strutture sono infatti capaci di regolare pesantemente l’attività della tiroide.

Nella maggior parte dei casi, l’ipotiroidismo primario è  associato a malattie autoimmunitarie della tiroide (la più comune delle quali è la tiroidite cronica di Hashimoto), oppure a gravi carenze di iodio nella dieta o a cause iatrogene (uso – abuso di determinati farmaci).

Ipotiroidismo dovuto a bassi livelli di iodio

Come abbiamo più volte avuto modo di ripetere, lo iodio è un minerale essenziale per la normale funzionalità della tiroide; se manca lo iodio la ghiandola non può sintetizzare i suoi ormoni ed insorge ipotiroidismo. Fortunatamente l’organismo possiede buone riserve sia di iodio che di ormoni tiroidei, sufficienti per circa 60-90 giorni, ed il semplice consumo di sale iodato basta per allontanare il rischio di carenze specifiche.

Esistono tuttavia alcune aree del Pianeta in cui la carenza cronica di iodio nell’alimentazione provoca ipotiroidismo. A causa delle basse concentrazioni plasmatiche di ormoni tiroidei, la sintesi dell’ormone stimolante la tiroide o TSH viene sensibilmente accelerata. Questa ipersecrezione ha lo scopo di stimolare al massimo la ghiandola che, tuttavia, non riesce a sintetizzare i suoi ormoni perché non dispone di adeguate quantità di iodio. Si entra così in un circolo vizioso in cui l’iperstimolazione determina un vistoso ingrossamento della tiroide (gozzo).

Cura

La terapia dell’ipotiroidismo si basa sul recupero e sul mantenimento della funzionalità tiroidea, che avviene tramite la somministrazione sostitutiva di tiroxina (T4) per via orale.
E’ inoltre necessaria una modificazione dietetica per evitare la costipazione.

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