VISITA MEDICA PER LA PALESTRA: 25€ Visite sportive non agonistiche

Ogni lunedì e mercoledì pomeriggio i nostri medici dello sport, Dr Gianluca Gottero e Dr Marco Piseddu effettuano le visite medico sportive per il certificato medico necessario per accedere nelle palestre e per tutti gli sport.

 

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La visita comprende:

misure antropometriche (peso, altezza)

esame della vista (test standard dell’acuità visiva)

spirometria (Capacità vitale forzata massima, indice di Tiffenau)

visita medica

Elettrocardiogramma basale

 

Per prenotare tel 0121/030435  Email:  sanlazzaromedica@libero.it

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Poliambulatorio Medico-Odontoiatrico San Lazzaro Medica

Via Ettore Bignone 38/A
Provincia di Torino
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Italia
Telefono: 0121030435
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La peluria del corpo: come cambia negli anni e perchè sempre più persone vogliono eliminarla

A differenza dei suoi cugini primati, l’essere umano ha un corpo pressoché privo di peli. Il perché abbia perso la pelliccia nel corso dell’evoluzione è ancora oggetto di indagine e le ipotesi più accreditate riguardano la possibilità di controllare la temperatura anche nei climi più caldi ma anche di sbarazzarsi in fretta di parassiti e altri animali.

 

C’è poi il volto dell’essere umano che, al di là delle differenze individuali e dell’origine etnica, è generalmente glabro. Questo, per alcuni ricercatori, fa ritenere che la perdita di peli in quella zona abbia il vantaggio di consentire la comunicazione di emozioni e reazioni, cruciale per una specie sociale come la nostra.

 

«I peli che ricoprono il nostro corpo sono considerati caratteri sessuali secondari, segnale visivo di maturità, e svolgono una funzione importante, che è di tipo sensitivo e tattile, oltre a proteggere alcune aree della pelle da frizioni e sfregamenti» spiega Paolo Pigatto, della Statale di Milano e direttore della dermatologia dell’Irccs Galeazzi di Milano.

 

QUALI E QUANTI PELI ABBIAMO? 

I follicoli piliferi sono distribuiti quasi ovunque, vestigia questa del nostro passato, e danno luogo a una peluria sottile, il pelo del vello, che con la crescita viene sostituito da peli a carattere terminale in alcune aree del corpo. «Ad eccezione delle piante delle mani e dei piedi e delle pseudomucose, i peli sono presenti ovunque. Sono costituiti da una parte esterna e una che penetra nel derma profondo fino al bulbo» spiega il professor Pigatto.

 

Il ciclo del pelo ha ritmi diversi a seconda delle aree: «Il pelo cresce, si sviluppa e cade in 4/5 anni nel caso dei capelli, 6 mesi nel caso dei peli pubici, un mese nel caso dei peli terminali di braccia e gambe» spiega il dermatologo. È grazie a questo meccanismo, ad esempio, che le sopracciglia crescono e poi, raggiunta una certa lunghezza, cadono senza allungarsi all’infinito. «Con l’età, si osserva un aumento della lunghezza di alcuni peli, si pensi alle sopracciglia o alle orecchie. E una perdita dei peli pubici e ascellari, che dipende invece dai cambiamenti ormonali».

 

I CAPELLI

Ogni uomo possiede dai 20 ai 25 mila peli della barba che crescono al ritmo di mezzo millimetro al giorno. I capelli sono 120-150 mila e crescono in media 1,5 cm al mese (0,4 mm al giorno). A seconda dell’etnia, si distinguono capelli caucasici, asiatici e africani. Gli europei hanno le chiome più folte e gli africani più rade, gli asiatici più lisce e rapide a crescere, con una rapidità che può raggiungere i 0,6 millimetri al giorno. Anche dei capelli è importante prendersi cura: «Vi sono delle patologie del cuoio capelluto che possono causare la caduta dei capelli, provocando la calvizie, condizione che ha una certa predisposizione genetica – spiega il professor Paolo Pigatto – In caso di desquamazione della pelle e di massiccia perdita di capelli, è opportuno rivolgersi allo specialista».

 

L’IMPORTANZA DEGLI ORMONI

In generale, «il numero di follicoli si mantiene più o meno uguale nel corso della vita e corrisponde mediamente a 5 milioni per individuo» spiega la dermatologa Marta Brumana dell’Humanitas San Pio X a Milano, dove svolge attività di dermatologia ambulatoriale, chirurgia e laserterapia. Quanto alla differenza tra maschi e femmine, «i peli terminali, più pigmentati e spessi e la cui crescita è sensibile agli ormoni, costituiscono il 90% dei peli dell’uomo e il 40% dei peli delle donne».

 

L’attività dei follicoli è ciclica e comprende crescita, involuzione e riposo. «La condizione ormonale influisce sulla crescita e distribuzione dei peli, si pensi al momento della pubertà, ma le modificazioni continuano negli anni. In menopausa, a causa della diminuzione del livello degli estrogeni, e quindi dell’aumento relativo del testosterone, possono comparire dei peli nella zona addominale o del seno dove fino a quel momento non c’erano mai stati» spiega la dermatologa Brumana «Nelle donne, in caso di alterazioni ormonali evidenti e patologiche, possono comparire peli terminali nelle zone del viso, della pancia e del torace».

 

In questo caso, puntualizza la dermatologa, poter intervenire efficacemente contro la ricrescita dei peli non è più solo una questione estetica, a causa «del pesante impatto psicologico e sociale di queste condizioni, in particolare per i giovani».

 

L’EPILAZIONE

Tagliare i peli con un regolabarba o un rasoio può creare delle irritazioni e delle infiammazioni, dette follicoliti. Anche la ceretta può dare origini a follicoliti e irritazioni della pelle. Strappare un pelo non impedisce che esso si riformi a partire dal follicolo. Per un effetto più duraturo, si cerca di ricorrere a altri metodi che agiscano sul bulbo, come l’elettrocoagulazione, la luce pulsata o il laser. «Non ci sono controindicazioni assolute alla rimozione dei peli nelle varie zone del corpo» spiega la dermatologa Brumana. «L’epilazione, che a differenza della depilazione agisce sul bulbo, richiede una certa cautela e non andrebbe eseguita sulla pelle abbronzata. I nei vanno sempre protetti e vanno sempre utilizzati dispositivi di protezione per lo specialista e il paziente».

 

I centri estetici possono operare solo con laser depotenziati: «Il laser è sicuro se usato in modo corretto. Chi pensa di ricorrere a questa metodica deve affidarsi a uno specialista competente».

 

QUALI ACCORGIMENTI DOPO UN INTERVENTO CON IL LASER

Altre regole da seguire sono le seguenti. L’esposizione solare andrebbe ritardata di almeno un mese e non dovrebbero usare il laser le donne in gravidanza o le persone che assumono farmaci fotosensibilizzanti: il rischio può infatti essere quello di macchie chiare o scure (ipo e iper).

 

Mai trattare le zone perioculari, come sopracciglia e guance, per il rischio di colpire gli occhi. Sull’efficacia definitiva del laser, Brumana risponde: «I follicoli e i bulbi distrutti con il laser non ricrescono ma con l’arrivo della menopausa o in condizioni di importanti cambiamenti ormonali può essere la stimolazione alla produzione di nuovi peli e quelli del vello diventano peli terminali».

 

LA LOTTA CONTRO I PELI

Secondo uno studio apparso sulla rivista Jama Dermatology, il primo rappresentativo di tutta la popolazione femminile statunitense, a liberarsi dei peli pubici sono l’83%, metà delle quali lo fa completamente. Questa pratica è in voga tra le più giovani, e in aumento anche nei ragazzi, dove la depilazione totale delle parti intime è molto diffusa.

 

Lo studio, condotto da ricercatori del dipartimento di urologia e di ginecologia dell’Università di California a San Francisco, ha analizzato le abitudini di oltre 3 mila donne tra 18 e 65 anni. Le donne più giovani e quelle con più alti livelli di istruzione sono risultati essere i gruppi dove la depilazione era maggiormente applicata. «Il principale fattore che spinge a questa pratica è la tendenza culturale e la motivazione è più estetica che funzionale» scrivono i ricercatori.

 

Un totale di 1710 donne (62,1%) hanno riferito di aver rimosso tutti i peli pubici; a prendersene cura ogni giorno sono 133 donne (4,8%). La motivazione principale per la toelettatura delle parti intime è l’igiene, riferita dal 60% delle rispondenti.

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Non una, ma 3 mele al giorno per “levare il medico di torno” e riparare i danni da fumo

Studio Usa conferma le proprietà benefiche di questo frutto, specie per la salute dei polmoni
Pubblicato il 28/12/2017
Ultima modifica il 28/12/2017 alle ore 11:58

Chi non ha sentito almeno una volta nella vita l’antico detto popolare «una mela al giorno leva il medico di torno»? Ebbene, pare che non ci sia niente di più vero e sacrosanto di questo vecchio consiglio della nonna.

 

Le mele sono vere alleate della salute. La scienza torna a confermare le virtù benefiche di questo frutto, affermando che mangiarne ogni giorno, proprio come recita l’antico adagio, rallenta l’invecchiamento dei polmoni e aiuta addirittura a riparare i danni dovuti soprattutto al fumo.

 

L’unica nota alternativa rispetto al proverbio dei saggi, riguarda le dosi. Non sarebbe «1» il numero determinante per il consumo di questo semplice frutto, bensì «3». Tre mele al giorno dunque, alle quali aggiungere volendo anche altra frutta, oppure un paio di pomodori. Un mix di benessere e salute come indicano le conclusioni di uno studio coordinato da Vanessa Garcia-Larsen della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, negli Usa, pubblicato sullo «European Respiratory Journal».

 

La ricerca ha coinvolto 680 europei arruolati in Inghilterra, Germania e Norvegia, sottoposti a test respiratori per 10 anni (dal 2002 al 2012) dopo aver compilato all’inizio dello studio un questionario sulle abitudini alimentari.

 

Gli studiosi hanno tenuto conto anche di altri fattori come età, sesso, peso, situazione economica. I dati incrociati hanno infine indicato che l’invecchiamento dei polmoni, che comincia normalmente dopo i 30 anni, risultava più lento nelle persone che mangiavano quotidianamente frutta (mele in particolare) o pomodori freschi. Effetti che si sono dimostrati ancora più interessanti negli ex fumatori.

 

«Questo lavoro – spiega Garcia-Larsen – mette in evidenza l’importanza di fornire indicazioni alimentari alle persone che rischiano di sviluppare malattie polmonari. In particolare, dimostra che una dieta sana è importante anche nelle persone che hanno fumato».

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Domanda cruciale per la dieta: le etichette nutrizionali sono attendibili? Serena Garifo Nutrizionista

A  cura della D.ssa Serena Garifo nutrizionista

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La dichiarazione nutrizionale presente sull’etichetta alimentare ci consente di sapere se l’alimento è ipocalorico (in assoluto o relativamente alla sua classe di appartenenza; per esempio una marmellata da 130 kcal/100 g è ipocalorica nell’insieme “marmellate” dove esistono esemplari da 250 kcal/100 g), se è glicidico (se contiene cioè molti carboidrati), proteico (molte proteine) o lipidico (molti grassi).

Errori grossolani
Purtroppo alcune dichiarazioni nutrizionali sono errate, per cui ci vuole un minimo di attenzione.

La prova del nove
Per fortuna tali errori sono rari e non sempre gli errori sono così macroscopici. Spesso i prodotti vengono leggermente modificati, si cambiano le calorie totali, ma non le quantità dei macronutrienti (o viceversa). È possibile però fare un’approssimata prova del nove. Se la dichiarazione nutrizionale è dietologicamente coerente dovrebbe risultare circa:
calorie totali (in kcal) = 4*(g proteine + g carboidrati) + 9 * (g grassi)

Una confezione di pasta surgelata con 8 g di proteine, 24 di carboidrati, 8 di grassi e 140 kcal è errata perché 4*(8+24)+9*8 dà 200, ben diverso da 140.

Da notare che alcuni prodotti dietetici usano polialcoli che sono carboidrati che apportano solo 2,4 kcal per g. Normalmente la quantità di polialcoli è indicata separatamente da quella dei carboidrati (come del resto le fibre che chimicamente sono carboidrati, ma che apportano circa 2 kcal/g).

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