“Riconoscere l’Autismo

 

L’autismo è una sindrome definita dalla presenza di una compromissione dello sviluppo che si rende manifesta prima dei tre anni, e da un tipo caratteristico di funzionamento nelle aree dell’interazione sociale, della comunicazione e del comportamento, che risulta limitato e ripetitivo.

autismo pinerolo de luca giulia san lazzaro medica

Il termine “Autismo” fu impiegato da Bleuler nel 1911 per indicare un comportamento caratterizzato da: CHIUSURA, EVITAMENTO dell’ALTRO, ISOLAMENTO. L’eziologia è multifattoriale, dipende dunque da fattori genetici, biologici ed ambientali.

Il Disturbo pervasivo di sviluppo ha un fenotipo comportamentale molto vario, caratterizzato da una disabilità permanente, avente però un’espressività variabile nel tempo. Per inquadrare più da vicino il DPS viene definita la cosiddetta “triade delle compromissioni” della quale l’interazione sociale, l’immaginazione e la comunicazione sono le protagoniste.

Quali sono i principali segnali di allarme a cui porre attenzione in un bambino con sospetto DPS?

 Comunicazione assente o alterata

 Sguardo difficile da agganciare, deviato, laterale

 Uso stereotipato degli oggetti

 Gioco povero e ripetitivo

 Gioco simbolico spesso assente, e se presente, poco creativo e piuttosto ripetitivo

 Assenza di attenzione condivisa

 Presenza di stereotipie motorie e-o verbali

 Scarsa regolazione dell’umore

 Ipo o ipersensibilità agli stimoli ambientali di natura uditiva, olfattiva e tattile.

 Ricerca eccessiva del contatto fisico fino all’autolesione o al contrario completo rifiuto di esso.  Ricerca di autostimolazione sensoriale specifica.

 Forte abilità discriminativa-visuospaziale: memoria di posizioni, discriminazione di immagini e forme, notevole abilità nella costruzione di puzzle ed incastri.

A cura di Dott.ssa TNPEE Giulia De Luca

 

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QUALI SONO GLI ACCESSORI SCONSIGLIATI PER LO SVILUPPO PSICOMOTORIO DEL LATTANTE?

NEUROPSICOMOTRICISTA SAN LAZZARO MEDICA PINEROLO

In commercio si trovano moltissime attrezzature dedicate ai lattanti, alcune sono molto utili, altre possono addirittura risultare inappropriate per il vostro bambino. Durante il primo anno di vita, l’uso improprio di alcuni strumenti può facilitare lo sviluppo neurocomportamentale, ma tramite l’uso non corretto o la scelta di uno strumento inadatto, si possono verificare effetti negativi sullo sviluppo neuropsicomotorio del lattante. Il punto su cui focalizzare l’attenzione deve essere sempre il bambino, con le sue competenze raggiunte ed i suoi bisogni. Ecco quindi alcuni esempi di attrezzature da evitare:

IL GIRELLO: NON va usato! Non rispetta e non favorisce le reali capacità motorie del bambino, influisce negativamente sullo sviluppo neuropsicomotorio in quanto ostacola l’emergere delle reazioni di equilibrio. Il bambino non impara a cadere, non acquisisce la consapevolezza dei propri limiti e spesso non è ancora pronto a caricare sui suoi arti inferiori, dunque questo favorisce la deambulazione sulla punta dei piedi o con arti inferiori abdotti ed extraruotati.

IL BOX: Non è consigliato! Sin dal momento in cui il bambino inizia a spostarsi per la casa, questa va resa sicura, pertanto è solo questione di anticipare i tempi. E’ necessario che il bambino conosca lo spazio aperto e sperimenti gli spostamenti orizzontali. E’ importante che la casa venga adattata “A MISURA” di bambino coprendo le prese di corrente, gli spigoli, mettendo la rete antiscivolo sotto i tappeti, proteggendo le scale con cancelletti. Se non è possibile lasciarlo a tappeto per i brevi momenti in cui un adulto non può essere accanto a lui (per la presenza di animali o fratellini piccoli) il box può essere utilizzato solo come sicurezza. Pertanto non lasciate che gli spot pubblicitari catturino la vostra attenzione, se necessitate di un consiglio rivolgetevi ad un professionista specializzato in età evolutiva, il quale saprà indirizzarvi per i vostri acquisti!

A cura di Dott.ssa Neuropsicomotricista Giulia De Luca

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COSA SONO I DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO E PERCHE’ E’ IMPORTANTE RICONOSCERLI PRECOCEMENTE?

D.SSA FEDERICA PROT PSICOLOGA ESPERTA IN DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO

Disturbi SPECIFICI dell'apprendimento

Disturbi dell’apprendimento

In questi ultimi anni si è sviluppato, in modo sempre più rapido, il tema dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento scolastico (DSA), sia sul piano della ricerca di base, sia sul piano del lavoro clinico. La rilevanza e l’attenzione riservate all’argomento sono dovute principalmente alla prevalenza dei DSA e alle conseguenze che determinano a livello individuale, traducendosi spesso in un abbassamento del livello scolastico conseguito e una conseguente riduzione della realizzazione delle proprie potenzialità sociali e lavorative. Nello specifico, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito il DSA come un disturbo, che interessa uno specifico dominio di abilità (lettura, ortografia, grafia e calcolo), in modo significativo ma circoscritto, il quale è presumibilmente dovuto a disfunzioni del sistema nervoso centrale e si presenta in assenza di deficit intellettivi, neurologici e sensoriali ed in adeguate condizioni socioculturali. Si tratta, pertanto, di fragilità nei processi psicologici sottesi a competenze basilari per l’apprendimento e per la vita quotidiana, le quali possono interferire anche su competenze di livello superiore, come l’organizzazione mentale e il ragionamento astratto. Le problematiche relative agli apprendimenti si manifestano soprattutto nei primi anni della scuola primaria, quando i bambini iniziano il loro percorso di alfabetizzazione, sebbene già a partire dalla scuola dell’infanzia sia possibile osservare dei precursori, i quali, se correttamente individuati e trattati in modo tempestivo, possono facilitare l’ingresso del bambino nel nuovo ambiente e prepararlo all’acquisizione formale della lettura, della scrittura e del calcolo. A scuola, gli studenti con difficoltà o disturbi dell’apprendimento possono avere percorsi diversi a seconda di come vengono accolti, riconosciuti, educati, formati e valorizzati: il disturbo o, prima degli 8 anni, la difficoltà che li caratterizza in un determinato contesto, sufficientemente comprensivo, accogliente, educativo, supportivo e contenitivo, può migliorare e consentire il normale iter scolastico, con il raggiungimento degli obiettivi standard previsti per qual livello di scolarità, oppure, in ambienti più sfavorevoli permane inalterato e, accanto a difficoltà negli apprendimenti, possono insorgere, in un secondo momento, problemi di motivazione, relazione e comportamento, che aggravano la situazione scolastica e, in alcuni casi, precludono la prosecuzione degli studi. Pertanto, quando ci si avvicina al tema delle difficoltà e dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento Scolastico, sia in ottica diagnostica e riabilitativa, ma ancor prima di prevenzione, il concetto di “tempestività” assume una grandissima importanza. La precocità del riconoscimento di tali problematiche influisce, infatti, positivamente sulla loro evoluzione, poiché rende possibile l’attuazione di specifici percorsi riabilitativi e di potenziamento in grado di ridurne le conseguenze disadattive per il bambino, ma anche per la famiglia e gli insegnanti che quotidianamente vivono il problema. In quest’ottica, per facilitare la buona riuscita dell’intervento, risulta importante rivolgere l’attenzione non soltanto al bambino stesso, con le sue peculiarità apprenditive, ma tenere anche in considerazione il contesto nel quale egli vive, inteso come ambiente socio-culturale, clima familiare e qualità dell’istruzione. La precocità dell’intervento mira, inoltre, a prevenire la comparsa e il consolidamento di strategie e meccanismi errati, inefficaci e poco economici e a limitare i danni relativi alla frustrazione derivante dall’insuccesso, quali il disadattamento e la perdita di motivazione dell’apprendimento. Nella maggior parte dei casi, un intervento immediato e specifico permette al bambino di affrontare il percorso scolastico in modo positivo, acquisendo le competenze richieste in relazione all’età e alla classe frequentata.

Dott.ssa Federica Prot

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DISGRAFIA e NEUROPSICOMOTRICITA’

D.SSA GIULIA DE LUCA NEUROPSICOMOTRICISTA

La disgrafia è un disturbo evolutivo della scrittura che si manifesta nel bambino come difficoltà a scrivere in modo leggibile, lineare e rispettoso delle regole della grafia. I principali parametri compromessi sono la velocità, la leggibilità e la qualità della grafia. Il gesto grafomotorio, per risultare funzionale, necessita della buona collaborazione tra numerose sottoabilità neuropsicomotorie, tra cui: motricità globale, motricità fine, abilità visuopercettive, visuospaziali e dominanza neurologica e manuale. Scrivere, a differenza di ciò che comunemente si pensa, non è poi un’attività così semplice e scontata!!! E’ sufficiente che una delle abilità sopracitate sia carente per comprometterne il risultato! Anche la postura che viene assunta dal bambino e la prensione dello strumento grafico sono elementi fondamentali per garantire un gesto grafomotorio fluido ed armonico. Dunque quali sono i principali segnali di allarme a cui prestare attenzione? In età prescolare questi coincidono prevalentemente con difficoltà nella motricità globale, nelle prassie della vita quotidiana (vestizione e svestizione, allacciare le scarpe), difficoltà nelle attività manuali, e talvolta approccio negativo allo sport. In età scolare i principali segnali di allarme sono rappresentati da dolori all’arto superiore durante i compiti di scrittura (soprattutto se prolungati nel tempo), sudorazione delle mani, crampi e lentezza esecutiva. La diagnosi ed il trattamento della disgrafia spettano ad un’equipe multidisciplinare specializzata composta dal neuropsicomotricista, logopedista, neuropsichiatra infantile, psicologo, ed ortottista. La valutazione neuropsicomotoria precoce può aiutare il bambino ad affrontare le proprie difficoltà prima che il gesto grafomotorio scorretto venga automatizzato, e soprattutto prima che la disgrafia comprometta gli apprendimenti scolastici.

BENVENUTO ALLA DR.SSA GIULIA DE LUCA

TERAPIA NEURO PSICOMOTRICITA’

TERAPISTA DELLA NEURO E PSICOMOTRICITA’ DELL’ETA’ EVOLUTIVA

NEUROPSICOMOTRICISTA SAN LAZZARO MEDICA PINEROLO

Dott.ssa Giulia De Luca

AREE DI INTERVENTO

RITARDO DELLE ACQUISIZIONI NEUROPSICOMOTORIE

DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO

DISTURBI EMOTIVO COMPORTAMENTALI

DEFICIT DI ATTENZIONE E IPERATTIVITA’

DISTURBO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA

DISPRASSIA

DISTURBI DI APPRENDIMENTO (DISGRAFIA, DISCALCULIA)

PATOLOGIE NEUROMOTORIE ACUTE E CRONICHE

RITARDO COGNITIVO

Chi è il TNPEE:

 

Il Terapista della Neuropsicomotricità dell’Età Evolutiva è l’operatore sanitario che, in possesso della laurea abilitante, svolge, in collaborazione con l’equipe multiprofessionale di neuropsichiatria infantile ed in collaborazione con le altre discipline dell’area pediatrica, gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione delle malattie neuropsichiatriche infantili, nelle aree della neuropsicomotricità, della neuropsicologia e della psicopatologia dello sviluppo. terapia neuro psicomotricità

A chi si rivolge:

 

 

Il TNPEE si dedica alla fascia d’età che va da 0 a 18 anni.

 

L’intervento abi-riabilitativo si rivolge dunque al neonato, al lattante, al bambino in età prescolare, scolare e adolescenziale.

 

Le valutazioni ed i percorsi di trattamento neuropsicomotorio mirano sempre ad ottenere un inquadramento globale dello sviluppo del bambino, andando ad analizzare le aree emotivo-relazionale, cognitivo-rappresentativa e motorio- prassica. terapia neuro psicomotricità

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