ORARI FESTIVI

SI INFORMA LA GENTILE CLIENTELA CHE IL PUNTO PRELIEVI SARA’ ATTIVO DA GIOVEDI’ 10 GENNAIO 2019.

LO STUDIO CHIUDERA’ VENERDI’ 28 DICEMBRE DALLE 14 E SARA’ RIAPERTO  GIOVEDI’ 3 GENNAIO DALLE 14.

 

BUONE FESTE A TUTTI!

LO STAFF

Cardiologi, addio contapassi, arriva il coach: da gennaio app per attività fisica su misura

Addio contapassi e, dal 21 gennaio, arriva un coach virtuale per il cuore sano. Grazie a un’app gratuita sarà infatti possibile ricevere un programma di attività fisica tagliato su misura sulle proprie caratteristiche cliniche e preferenze di movimento, ma, soprattutto, efficace per prevenire gli eventi cardiovascolari e migliorare la salute e la qualità di vita.

Lo prevede la Campagna PERCORSO (PERché Camminare favOrisce la Riduzione del riSchio cardiOvascolare), promossa dalla Società Italiana di Cardiologia (SIC), con il patrocinio della Società italiana di medicina generale (Simg) e il contributo di Menarini.

L’app – scaricabile su smartphone, di utilizzo semplice e intuitivo e presentata in occasione del congresso nazionale SIC che si apre oggi a Roma – è un vero e proprio “foglietto illustrativo” per l’attività fisica: indica l’esercizio più adatto a ciascuno ma anche i tempi di recupero fra una sessione e l’altra e la “dose” di movimento, dal numero di passi alle vasche in piscina. Inoltre, consente di monitorare i propri progressi e ricevere anche consigli pratici per ottimizzare l’attività fisica.

«Sappiamo che la sedentarietà fa male, eppure oltre la metà degli italiani non si muove abbastanza. Sappiamo anche che le malattie cardiovascolari sono al primo posto fra le cause di morte e che l’esercizio fisico può ridurne il rischio come un farmaco, ma il consiglio generico di camminare tre volte a settimana per almeno 20 minuti non basta per ridurre il rischio vascolare – osserva Giuseppe Mercuro, presidente SIC -. Per invertire la rotta è necessario considerare realmente l’attività fisica una medicina e prescriverla come tale, personalizzando il trattamento e fornendo ai pazienti un vademecum che li guidi e li informi su indicazioni, tempi, dosi del movimento».

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ESENTI, PAGANTI TICKET E PRIVATI

Schermi e smartphone, più di 7 ore al giorno cambiano il cervello dei bambini

Schermi e smartphone, più di 7 ore al giorno cambiano il cervello dei bambini

I primi risultati di un lungo studio finanziato dal National Institutes of Health statunitense dimostra un prematuro assottigliamento della corteccia cerebrale in quelli che passano più tempo di fronte ai display

TROPPE ore trascorse di fronte agli schermi possono modificare lo sviluppo della struttura cerebrale dei bambini. Lo rivela uno studio, ancora in corso e di larga scala e durata, firmato e finanziato dal National Institutes of Health statunitense.

Le scansioni cerebrali di adolescenti che usano a lungo smartphone, tablet e videogame sembrano infatti diverse da quelle di utenti meno attivi. I risultati preliminari della ricerca, svelati in tv durante il programma 60 Minutes sulla Cbs, si basano sulle analisi svolte su 4.500 ragazzi fra i 9 e i 10 anni di età. L’indagine è agli inizi perché i ricercatori seguiranno questi ragazzi e altre migliaia coinvolti più avanti per un decennio. L’obiettivo è capire come le esperienze fatte e subite durante l’infanzia, incluso l’uso (o l’abuso) dei dispositivi digitali, possa influenzare il cervello, lo sviluppo emotivo e la salute mentale.

Dunque nel primo giro di test le scansioni cerebrali dei cervelli dei bambini che risultano trascorrere più di sette ore al giorno di fronte a un qualche schermo mostrano un prematuro assottigliamento della corteccia cerebrale, lo strato più esterno del cervello dedicato all’elaborazione delle informazioni provenienti dal mondo fisico e considerata la struttura più evoluta e complessa tra tutti i sistemi viventi.

Ovviamente è presto per trarre conclusioni, è la stessa Gaya Dowling, direttrice dello studio per conto del Nih, a ribadirlo: “Non sappiamo se sia davvero causato dal tempo trascorso di fronte agli schermi –ha spiegato al programma tv – e non sappiamo se sia un male”. Sarà così finché l’indagine non si dipanerà nel tempo: “A quel punto vedremo se ci sono esiti associati con le differenze che abbiamo individuato oggi”. Nuovi risultati saranno diffusi nel corso dei primi mesi del 2019.

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