VARIAZIONI DI PESO, MISURE, METABOLISMO, ATTIVITA’ FISICA e altri dubbi …ecco le risposte che fanno chiarezza! SERENA GARIFO NUTRIZIONISTA

1. Perdere peso non significa solo perdere massa grassa, le variazioni di peso in una giornata o nell’arco di alcuni giorni sono legate più spesso all’acqua corporea. Mangiare del petto di pollo o della bresaola può avere un impatto diverso sul peso del giorno dopo. Si tratta di due preparazioni leggere ma quello che le differenzia è la quota di sodio, molto maggiore per la bresaola, che potrebbe farvi registrare un peso più alto sulla bilancia. Ma quel peso in più non è grasso ma acqua trattenuta, che sarà smaltita nei giorni seguenti.
2. Il peso corporeo letto sulla bilancia è la somma di massa magra muscolare, massa grassa, acqua corporea, ossa Dimagrire vuol dire perdere solo massa grassa, senza intaccare massa magra, ossa, acqua corporea totale (in particolare intra cellulare); è un errore considerare il peso=grasso.
3. Il metro fornisce maggiori informazioni sull’andamento del metodo di alimentazione consapevole più della bilancia. Addome e fianchi sono sedi di accumulo di massa grassa. Se perdiamo in cm in queste sedi vuol dire che stiamo riducendo grasso, anche se il peso resta invariato.
4. Ricordiamo: il metodo di alimentazione consapevole è necessario ma non è sufficiente a raggiungere il peso forma perché occorre assicurare adeguata ossigenazione e attività motoria giornaliera.
5. Con il passare degli anni si tende a perdere muscolo, in esso sono presenti i mitocondri che sono i “forni” che “bruciano” il grasso in eccesso; se manca muscolo, mancano i “forni” così il grasso non può essere eliminato. Quindi, bisogna eseguire attività motoria aerobica ed esercizi di resistenza per incrementare massa magra muscolare e fare nuovi “forni”.
6. Non si mangia solo per dimagrire ma per assicurare al nostro organismo tutte le molecole che lo compongono e che ci servono.

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BENVENUTO AL DR DANIELE LUPARELLO CHIRURGO PLASTICO

DR DANIELE LUPARELLO

MEDICO CHIRURGO SPECIALISTA IN CHIRURGIA PLASTICA

CONSULENTE TECNICO D’UFFICIO PRESSO IL TRIBUNALE DI TORINO

CHIRURGIA PLASTICA  RICOSTRUTTIVA ED ESTETICA

CHIRURGO PLASTICO PINEROLO DANIELE LUPARELLO

CHIRURGIA DERMATOLOGICA

– ASPORTAZIONE DI NEOFORMAZIONI CUTANEE ( NEVI, CISTI, LIPOMI, ANGIOMI)

– MICROELETTROCOAGULAZIONE  ( FIBROMI , VERRUCHE, CONDILOMI)

– CORREZIONE CHIRURGICA DELLE CICATRICI

– DERMOABRASIONE

CHIRURGIA ESTETICA DEL VOLTO

– BLEFAROPLASTICA SUPERIORE ( CORREZIONE DELLE PALPEBRE CADENTI )

– BLEFAROPLASTICA INFERIORE (CORREZIONE DELLE BORSE)

– LIFTING DEL SOPRACCIGLIO

– SOFT-LIFTING CON FILI DI SOSTEGNO

– CHIRURGIA PLASTICA DELLE ORECCHIE

– MINI LIFTING E LIFTING COMPLETO DELLA FACCIA, DEL COLLO E DELLA FRONTE

CHIRURGIA ESTETICA DEL CORPO

-MASTOPLASTICA ADDITIVA ( AUMENTO DEL SENO CON PROTESI)

-MASTOPLASTICA RIDUTTIVA ( RIDUZIONE DEL SENO)

-MASTOPESSI ( SOLLEVAMENTO DEL SENO)

-LIPOASPIRAZIONE, LIPOSCULTURA E RIMODELLAMENTO CORPOREO

-TRATTAMENTO DELLE RUGHE E DEI DIFETTI CORPOREI CON IL LIPOFILLING

-ADDOMINOPLASTICA

-TRATTAMENTO DELLA GINECOMASTIA

-LIFTING DELLE BRACCIA E DELLE COSCE

TRATTAMENTO CALVIZIE

– AUTOTRAPIANTO DI CAPELLI

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Perchè lo stress del cambiamento ci fa perdere il controllo sul cibo? Serena Garifo Nutrizionista

Tra le motivazioni che più frequentemente ci portano a perdere il controllo sul cibo (e non solo) c’è sicuramente lo stress. L’ho letto spesso anche nei vostri post: c’è chi mangia in maniera compulsiva dolci, chi spilucca di continuo. Cerchiamo di capire innanzitutto cos’è lo stress.

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È stressante qualsiasi situazione arrivi ad alterare l’equilibrio che ognuno di noi ha costruito. È stressante un trasloco, un cambiamento in ambito lavorativo, un divorzio ma anche l’arrivo di un nuovo amore. È stressante la dieta, la malattia di un genitore, un lutto ma anche la nascita di un bambino. È stressante qualsiasi cosa ci porti a dover riadattare la nostra vita.

Come avrete notato, però, ci sono persone che sotto stress mangiano molto di più e altre che non mangiano per niente. La differenza sta nel tipo di stress. In caso di grave stress, profondo come quello di un lutto o di una separazione, l’emozione che lo governa è l’angoscia. Lo stomaco si chiude e rifiuta il cibo. Per stress più leggeri e superficiali (nel senso che non toccano la nostra psiche in profondità) come può essere un cambio di casa o di lavoro andiamo in ansia da cambiamento e l’ansia porta la necessità di scaricare tensione, motivo per cui finiamo per masticare di continuo.

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CUCINA AL MICRO-ONDE: fa bene o fa male? Serena Garifo Nutrizionista

Ecco quello che c’è da sapere!

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Non vi è alcuna dimostrazione che l’utilizzo del forno a microonde aumenti il rischio di cancro e ancor meno che il cibo scaldato con questo elettrodomestico possa essere meno nutritivo di quello cotto o riscaldato in altro modo. Parola degli esperti dell’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) che, in una nota, hanno sdoganato la falsa credenza che usare il microonde possa essere nocivo per la nostra salute.

Ma perché si è diffusa la falsa credenza che il microonde possa aumentare il rischio di ammalarsi di tumore? È probabile che il fraintendimento nasca dal termine “radiazione”, una categoria a cui anche le microonde appartengono. I raggi X sono un esempio di radiazione, ma tale è anche la luce solare. La parola evoca la radioattività prodotta dalle centrali e dalle armi nucleari, o dagli elementi naturalmente radioattivi.

Non tutte le radiazioni sono però capaci di interagire col DNA. Quelle a radiofrequenza a cui appartengono le microonde sono a bassa energia e sono di tipo non ionizzante. Hanno abbastanza energia per far vibrare gli atomi all’interno di una molecola, non abbastanza da allontanare un elettrone dal suo legame. Non sono quindi sufficientemente potenti da indurre mutazioni nel DNA. Inoltre, il cibo scaldato col microonde non è radioattivo perché non viene ionizzato: è esposto a quantità di energia insufficienti a provocare questo fenomeno. Di conseguenza anche gli alimenti cotti o scaldati con questo metodo non influiscono sul rischio di ammalarsi.

Dal punto di vista nutrizionale, è bene ricordare che il cibo cotto e scaldato è sempre più povero di nutrienti di quello crudo, perché molte vitamine e proteine si denaturano col calore: questo però vale sia per le cotture classiche sia per quelle con il microonde. Anzi, dal momento che col microonde alcuni cibi, come per esempio le verdure o il pesce, cuociono senz’acqua e in breve tempo, il valore nutrizionale di questi alimenti risulta addirittura più elevato del corrispettivo cucinato in modo più classico.

Nessun rischio legato al cancro quindi, ma è possibile un maggior rischio di contrarre infezioni o intossicazioni per via della temperatura alla quale viene portato il cibo. Un alimento che è rimasto per qualche giorno in frigo, se scaldato in pentola e portato ad ebollizione, vede ridursi drasticamente la carica batterica. Lo stesso cibo lasciato per pochi minuti nel microonde potrebbe invece conservare una carica batterica elevata, che può provocare disturbi gastrointestinali. Per questa ragione si consiglia di utilizzare questo strumento solo per cibi freschi o conservati correttamente, per un tempo limitato in frigorifero.

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Cibi che danno dipendenza”: ecco quali sono e come si forma la dipendenza Serena Garifo Nutrizionista

Alcuni alimenti, tra cui quelli più “piacevoli” come la pizza, le patatine fritte o il cioccolato, possono creare a lungo andare dei problemi al sistema di regolazione della sazietà, perché mandano in “tilt” specifici sistemi ormonali che portano a “fermarsi” quando si è sazi. Studi recenti hanno cercato capire se è giusto parlare di un vero e proprio meccanismo di “dipendenza” alla base di certe abitudini alimentari molto difficili da correggere. La risposta è stata affermativa: alcuni cibi, innescano nel cervello gli stessi meccanismi di “benessere” prodotti dalle sostanze stupefacenti.

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Il vero pericolo? Desiderarne sempre più

È questa la conclusione di un lungo studio portato avanti dai ricercatori dell’Università del Michigan, che mette sotto accusa snack, condimenti e tutti gli alimenti “che rendono schiavi”. Precedenti ricerche sugli animali da laboratorio avevano già messo in evidenza come alcuni alimenti lavorati o con aggiunta di carboidrati e grassi raffinati, come farina bianca e zucchero, siano in grado di innescare dei comportamenti simili alla dipendenza. Specifici esami condotti in laboratorio hanno dimostrato come gli alimenti, ai quali sono stati aggiunte quantità significative di sale, zuccheri o grassi, inducano l’attivazione di specifici recettori per la dopamina, un particolare neurotrasmettitore cerebrale, esattamente come quando si assumono droghe. Il percorso è segnato: da un lato si innesca un fenomeno di dipendenza dall’altro si crea un’assuefazione che porta di volta in volta ad aumentare progressivamente le dosi della ” sostanza piacevole”. Quello che succede negli esseri umani non è diverso: i ricercatori sono riusciti a dimostrare come nell’uomo alcuni cibi altamente raffinati inducano nel cervello delle sensazioni di grande piacere, tali da stimolare poi un ulteriore richiesta.

Eliminare di colpo questi cibi é controproducente

Lo studio potrebbe aprire una nuova frontiera per la creazione di diete personalizzate contro l’obesità e il sovrappeso, come spiega Nicole Avena, farmacologa dell’Icahn School of Medicine al Mount Sinai di New York e co-autrice della ricerca. Ad esempio, sospendere improvvisamente alcuni alimenti, dei quali nei mesi o negli anni precedenti si è fatto largo uso, non solo non è efficace ma può risultare controproducente dato che i fenomeni di astinenza che si scatenano metterebbero a serio rischio la riuscita della dieta. Come nei casi di dipendenza da alcol e droghe il percorso di disintossicazione prevede una riduzione progressiva delle “dosi”, cosi per l’alimentazione è importante capire come formulare una dieta che preveda una riduzione progressiva dell’assunzione di alcuni alimenti incriminati.

…Io ci ho già pensato per voi!,
Ecco perchè nei miei piani alimentari i cibi “INCRIMINATI” non sono eliminati ma ridotti a quantità e qualità compatibili con una dieta dimagrante.

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COLESTEROLO ALTO? occhio alla cena! Serena Garifo Nutrizionista

 

L’ultimo pasto della giornata è diventato quello in cui si introduce il più alto apporto energetico, spesso non tenendo conto che il corpo umano ha ritmi metabolici e ormonali del tutto contrari a questo modello di vita e di alimentazione. Proprio quando l’organismo richiede la minore quantità di cibo e di energia, si tende a mangiare di più!
Questo errore alimentare procura un brusco aumento della glicemia, con conseguente aumento della secrezione dell’insulina, nella tarda serata, che innesca la produzione di colesterolo endogeno nel fegato fino a circa 2,5 grammi. Un valore altissimo se si considera che la quantità di quello introdotto per via alimentare, e mangiando male, è di circa 300 milligrammi!
Certo, la produzione di colesterolo endogeno è geneticamente programmata da individuo a individuo, ma la quantità globale è dipendente dalla presenza di insulina proprio nella notte.

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Cosa mangiare a cena?
Un’alimentazione a base di pesce, in quanto ricca di acidi grassi insaturi salutari come gli Omega-3 (in particolare EPA e DHA), è un’alleata del nostro benessere contro i rischi che un eccesso di colesterolo può comportare. Anche mangiare verdura, cruda e cotta, è un’azione salutare che permette di assorbire il colesterolo alimentare e i sali biliari prodotti dal fegato. Inoltre, le fibre idrosolubili contenute nelle verdure, una volta ingerite, insieme all’acqua presente nell’intestino formano un gel capace di mantenere sotto controllo i valori della glicemia e di produrre, quindi, meno insulina. Altri alimenti adatti al contenimento di colesterolo sono i cereali integrali e i legumi.
Andrebbero, invece, ridotti in particolare gli alimenti ricchi di carboidrati e con alto indice glicemico (pasta e pane bianco, pizza, dolci…).
Molto valida la quinoa che è uno pseudo cereale , simile ad un cereale ma lievemente più proteico e più ricco di fibre.

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Benvenuto alla Dr.ssa Cristina Urani Medico Psichiatra

Diamo il benvenuto alla Dr.ssa Cristina Urani

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Visita il lunedì pomeriggio su appuntamento

Medico Chirurgo Specializzato in Psichiatria  Università degli Studi di Torino

in servizio presso:

Casa di Cura Malattie Nervose Villa Patrizia – Piossasco

Cufrad Centro per le dipendenze Patologiche Sommariva del Bosco

Consulente Ospedale Martini Asl To1

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Chili o Centimetri? Serena Garifo Nutrizionista

Anche se spesso affidiamo l’etichetta dello “status in forma” al numerino rilevato dalla bilancia, sapere quanto si pesa o quanti chili abbiamo perso stando a dieta non basta, il valore principale da tenere in considerazione è l’accumulo di grasso addominale che misuriamo col metro. La bilancia infatti ci da un’indicazione del “fat point” ovvero ci fa scoprire se siamo in forma o in sovrappeso ma non ci mostra dove è accumulato in grasso o dove viene perso. Il metro invece restituisce la “fat line” ovvero il profilo estetico, le zone in cui è immagazzinato il grasso e in cui viene perso.

In linea generale diciamo pure che quando siamo a dieta, e non abbiamo la possibilità di pesarci, non vogliamo farlo, oppure lo facciamo ma non abbiamo il riscontro che speravamo, il consiglio è semplicemente quello di affidarci a vecchi indumenti per valutare l’effettivo peso perso anche quando l’ago della bilancia non sembra subire grosse variazioni.

Per quanto riguarda il peso corporeo inoltre, questo può risultare nella norma così come l’indice di massa corporea (IMC o BMI) può riflettere un dato “normopeso” ma, in realtà, potremmo essere interessati da obesità metabolica.

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Ci sono infatti persone non obese in base al rapporto peso/altezza le quali però, come le persone obese, soffrono di patologie dismetaboliche come: insulino resistenza, iperinsulinemia, predisposizione al diabete di tipo 2, ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia e patologie cardiovascolari più o meno importanti.

Perché il grasso addominale è così pericoloso?
-predispone al rischio di diabete di tipo 2
-predispone al rischio di steatosi epatica (il cosiddetto fegato grasso)
-Il tessuto adiposo è un organo endocrino, il grasso addominale, viscerale e sottocutaneo, produce citochine, proteine responsabili di infiammazioni locali e sistemiche;

-un accumulo addominale e viscerale incide sul sistema cardio-vascolare (in particolare nelle donne in menopausa). Considerate che un kg di grasso addominale contiene quasi 3 chilometri di nuovi capillari, 10 kg di massa adiposa localizzata a livello addominale avrà circa 30 chilometri di nuovi capillari.
immaginate lo sforzo aggiuntivo che deve fare il cuore per pompare il sangue, il risultato? L’incremento della pressione arteriosa con tutte le condizioni patologiche associate.

-negli uomini si rileva una diminuzione della produzione di testosterone con conseguente calo della libido, diminuzione della forza e dell’energia.

-è generalmente associato alla diminuzione della massa magra con conseguente diminuzione della funzionalità mitocondriale, i mitocondri sono organelli presenti nei muscoli che hanno la funzione di “bruciare” gli acidi grassi allo scopo di produrre energia; la riduzione della massa muscolare porta ad una diminuzione dei mitocondri, la loro diminuzione determina una diminuzione del loro utilizzo a scopo energetico con conseguente aumento del grasso e quindi del peso corporeo, si genera così un vero e proprio circolo vizioso.

Per dimagrire in modo opportuno, è necessario ristabilire la funzionalità del tessuto adiposo perché un tessuto adiposo infiammato, tende a cronicizzare l’ infiammazione ed ecco spiegata la difficoltà nel perdere peso e grasso.

Occorre scegliere alimenti che favoriscano la riduzione del volume degli adipociti e capaci di ridurre lo stato infiammatorio, è inoltre indispensabile aumentare la massa muscolare con l’attività fisica così da ristabilire il numero e la funzionalità dei mitocondri che permetterà di ristabilire il consumo energetico ottimale attraverso il consumo dei grassi.

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SOS cellulite e gonfiori – Serena Garifo Nutrizionista

L’ananas è davvero un frutto dalla innumerevoli virtù. Oltre a contenere minerali e vitamine, facilita la diuresi e contribuisce all’eliminazione dei liquidi. Inoltre è un frutto ricco di fibra alimentare, contribuisce a regalare un appagante senso di sazietà e contiene una sostanza, la bromelina, che aiuta a digerire le proteine.

COME SCEGLIERLO: FRESCO O IN SCATOLA?
Sicuramente meglio fresco, perché l’ananas conservato perde gran parte delle sue proprietà nutrizionali e, in particolare, riduce fortemente l’azione della bromelina. Si consiglia di usare ananas fresco (due o tre fette), tagliato al momento dell’uso, e di abbinare piante aromatiche come la menta, o spezie quali la cannella, per esaltare il sapore.

PER TUTTI?
No, il suo consumo non è indicato a chi ha ulcera gastrica e alle persone che stanno seguendo terapia anticoagulante orale (TAO). La bromelina, inoltre, fa aumentare l’assorbimento intestinale degli antibiotici. Pertanto, chi sta assumendo antibiotici dovrebbe astenersi dal mangiare ananas per tutto il periodo.

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