Disfunzione Erettile – Andrologo Dr Mauro Tasso

Si definisce la disfunzione erettile come “l’inabilità ad ottenere o mantenere un’erezione sufficiente per una soddisfacente attività sessuale”. L’insorgenza della disfunzione erettile è strettamente associata all’età e allo stato di salute del soggetto. In Italia si stima una prevalenza di disfunzione erettile del 12,8% nei soggetti di età pari o superiore ai 18 anni. Negli Stati Uniti, Il Massachusetts Male Aging Study (MMAS) stima una prevalenza complessiva di disfunzione erettile del 52%.

Tab. 1 – Disfunzione Erettile: Fattori di rischio

– Età

– Fumo di sigaretta

– Diabete

– Obesità e dislipidemie

– Ipertensione arteriosa

– Malattie cardiovascolari

– Aterosclerosi

– Endocrinopatie (ipogonadismi, iperprolattinemie)

– Malattie sistemiche croniche (insufficienza renale cronica, epatopatie)

– Malattie neurologiche centrali e periferiche(morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson, sclerosi multipla, malattie demilienizzanti, ernie discali, traumi midollari e perineali)

– Chirurgia della pelvi (chirurgia radicale per neoplasia della prostata, della vescica, del grosso intestino)

– Abuso di alcool e sostanze stupefacenti

– Farmaci (antipertensivi, antidepressivi, tranquillanti maggiori, ormoni, ecc.).

 

Inquadramento etiopatogenico

I requisiti fisiologici essenziali per ottenere una valida erezione peniena sono:

– un’innervazione intatta

– il sistema arterioso indenne

– un’appropriata risposta della muscolatura liscia

– un meccanismo veno-occlusivo integro

In conformità a queste prerogative, il deficit erettile può essere classificato come:

– deficit di ottenimento

– deficit di riempimento

– deficit di mantenimento

– deficit misto

Il deficit erettivo di ottenimento si verifica per cause neurologiche. Il fattore comune è il deficit di conduzione nervosa e l’incapacità a rilasciare i neurotrasmettittori o i neuromodulatori necessari per il rilassamento della muscolatura liscia dei corpi cavernosi e delle arterie, essenziali per ottenere la tumescenza peniena (fase 1 e 2).

Il deficit erettivo di riempimento si verifica per cause arteriose, con ridotto afflusso di sangue nelle arterie cavernose ed elicine. In questa condizione la pressione all’interno dei corpi cavernosi non raggiunge valori sufficienti per consentire una erezione rigida del pene (fase 3 e 4).

Il deficit di mantenimento si verifica quando c’è un’inadeguata attivazione del meccanismo veno-occlusivo del corpo cavernoso, necessario per incrementare la pressione e mantenere la rigidità peniena. Questo può essere la conseguenza di alterazioni strutturali del tessuto erettile a vari livelli (tunica albuginea, muscolatura liscia, gap junction, recettori) o dell’endotelio vascolare, in seguito a malattie degenerative, come la Malattia di La Peyronie, il diabete, l’aterosclerosi, il fumo di sigaretta, oppure a traumi a carico dei corpi cavernosi o dell’albuginea, a shunts venosi congeniti o acquisiti in corso di chirurgia correttiva per il priapismo, o quale conseguenza del priapismo stesso.

Il deficit erettivo misto ha genesi multifattoriale. Il deficit erettivo da cause ormonali può essere la conseguenza di alterazioni dei meccanismi di controllo ipotalamo-ipofisari, del controllo neurondocrino locale, come pure della mancanza di desiderio sessuale. La chirurgia oncologica e non della pelvi, del retto, della prostata, della vescica e dell’uretra, lesioni post-traumatiche della pelvi o dei corpi cavernosi possono determinare la comparsa di disordini dei nervi periferici e delle arterie a vari livelli, ipogastrica-cavernose-elicine. Nei soggetti ansiosi si può avere un’eccessiva inibizione dei centri nervosi superiori su quelli periferici dell’erezione, ritardando o impedendo la fase di tumescenza, od un ipertono adrenergico con rapidità della fase di detumescenza.

L’abuso dell’acool può determinare un deficit erettivo mediante meccanismi sia centrali che periferici. Tra i meccanismi centrali c’è l’insorgenza dell’epatopatia e le conseguenti alterazioni sulla funzionalità dell’asse ipofisi-gonadi, mentre tra i meccanismi periferici il più accettato è l’insorgenza di una neuropatia autonomica periferica. Acune condizioni, come il diabete o l’insufficienza renale cronica, possono provocare deficit erettivo attraverso una neuropatia ed una vascolopatia. Il fumo di sigaretta agisce nell’aggravare l’effetto di altre condizioni cliniche intercorrenti (diabete, ipertensione, ecc.) sulla potenza sessuale.

Algoritmo diagnostico del deficit erettivo

Il primo livello diagnostico è la raccolta dell’anamnesi. Oltre che su l’uso di sostanze voluttuarie, fumo di sigaretta e alcool, particolare attenzione dovrà essere rivolta ad identificare condizioni patologiche, che spesso sono associate alla disfunzione erettile, quali il diabete mellito, l’ipertensione arteriosa, le coronaropatie, le endocrinopatie, l’insufficienza renale, l’epatopatie e disordini neurologici e psichiatrici, compreso le terapie mediche utilizzate per curarle od eventuali interventi chirurgici.

L’anamnesi sessuologia può raccogliere una grande varietà di informazioni sul tipo di deficit erettile, in particolare se il disturbo è:

– primario o secondario, ovvero permanente o acquisito

– assoluto, cioè presente con tutte le partner e in tutte le situazioni

– relativo, cioè collegato a particolari situazioni o alla partner

– costante o saltuario

– associato o meno ad erezioni notturne o mattutine

– associato ad alterazioni dell’eiaculazione, della libido, dell’orgasmo, a dolore o deformazioni del pene.

L’esame obiettivo deve essere inizialmente generale, valutando:

– la distribuzione dei peli

– il trofismo muscolare

– la distribuzione adiposa

– eventuale presenza di ginecomastia, epatomegalia, etc…

– i polsi periferici

– sensibilità degli arti inferiori ed i principali riflessi, per poi passare alla valutazione dettagliata dell’apparato genito-urinario:

– dimensioni e consistenza di testicoli, pene e prostata

– tono anale e riflesso bulbo-uretrale.

Esami di Laboratorio

Gli esami di laboratorio consigliabili, al fine di evidenziare condizioni patologiche sistemiche o endocrine, sono:

– la glicemia,

– l’emoglobina glicata

– il profilo lipidico

– funzionalità epatica

– funzionalità renale

– il profilo ormonale (testosterone totale e libero, SHBG, prolattina, gonadotropine, 17-b-estradiolo)

– PSA per i pazienti a rischio per neoplasie prostatiche.

Esami Strumentali

Nella diagnostica della disfunzione erettile distinguiamo:

Una valutazione dell’emodinamica peniena

L’Eco-color-doppler penieno dinamico rappresenta il primo esame strumentale da effettuare per la qualità di notizie che fornisce e per la semplicità di esecuzione, soppiantando la cavernosometria-grafia e l’angiografia. L’uso dell’eco-color-doppler associato, al test di farmacoerezione, fornisce informazioni quantitative e qualitative del flusso arterioso e venoso, del decorso e della morfologia di arterie e vene, oltre che su eventuali anomalie dei corpi cavernosi o delle strutture peniene (fibrosi, placche, deformazioni, etc…).

La cavernosometria-grafia dinamica viene utilizzata limitatamente all’approfondimento diagnostico di deficit erettile da alterato meccanismo veno-occlusivo e nella pianificazione di interventi di impianto protesico.

L’angiografia peniena è limitata alla programmazione di un intervento chirurgico di rivascolarizzazione peniena, in caso di esiti arteriosi di trauma pelvico-perineale o lesione iatrogena post-chirurgica. Un’altra indicazione è di tipo terapeutico, nella gestione del priapismo ad alto flusso, in cui mediante un cateterismo selettivo è possibile effettuare la chiusura della fistola.

Valutazione della tumescenza e della rigidità notturna

La valutazione della tumescenza e della rigidità notturne o NPT (nocturnal penile tumescence test), con l’utilizzo di una unità computerizzata mobile, il Rigiscan, permette di monitorare le erezioni notturne spontanee durante la fase REM del sonno.

La presenza di erezioni notturne normali permette, nei casi dubbi all’eco-color-doppler penieno dinamico, di escludere una causa organica, anche se non funzionale, di incompetenza veno-occlusiva.

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Quello che devi sapere sul falso magro (magro nell’aspetto, grasso all’interno…) Serena Garifo Nutrizionista

Quello che devi sapere sul falso magro (magro nell’aspetto, grasso all’interno…)

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Si potrebbe pensare che ad essere magri si è molto fortunati e che si può ‘farla franca’ e mangiare cibo spazzatura e non esercitare movimento fino a quando non si stà mettendo su peso.

Tuttavia, lo stile di vita non riguarda soltanto il tuo aspetto ma influisce anche sulla salute e il benessere. Ricordate, l’essere in buona salute non è definito dal peso corporeo ma dalla composizione corporea.

Come si fa a sapere che si è falsi magri?
Se non ti muovi e hai una dieta non sana sei a rischio.
Ma non si può davvero stabilire questa condizione solo guardandovi o pesandovi. Si ha bisogno di essere “analizzati” con una metodica rapida e veloce chiamata IMPEDENZIOMETRIA per sapere quanto grasso hai ‘dentro’.

Essere grassi dentro significa, nonostante il peso possa essere normale, avere un maggior rischio di diabete, insulino-resistenza, ridotta sensibilità all’insulina, fegato grasso, così come alcune forme di cancro.

Ci sono un paio di soluzioni semplici per smettere di essere falsi magri.

1. Avviare l’esercizio
L’attività fisica regolare è veramente indispensabile per aiutare a combattere il grasso viscerale. Fare una combinazione di allenamento con i pesi e cardio dà i migliori risultati. Oppure puoi iniziare con la camminata. E ricorda, in ogni caso qualsiasi tipo di esercizio fisico è meglio di niente.

2. tornare a mangiare semplice
Gli alimenti che raccomando nei miei programmi sono costituiti da nutrienti di base: carboidrati sani, grassi sani, verdure, tagli di carne magri, frutta / bacche, noci / semi, erbe / spezie e condimenti sani. Questi alimenti non solo vi forniranno una spinta di sostanze nutritive, ma vi aiuteranno a ridurre i livelli di grasso viscerale.

3. Evitare alimenti trasformati
Prodotti alimentari trasformati sono normalmente ad alto contenuto di grassi trans e grassi saturi. Assumere grassi insaturi è molto più benefico per la salute, quindi non dimenticate di includere nella dieta olio d’oliva, noci / semi e avocado.

Spero di avervi convinto che essere magri non significa essere in salute!

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NON MANGIARE CARBOIDRATI DOPO IL TRAMONTO AIUTA A DIMAGRIRE? Serena Garifo Nutrizionista

Si tratta di una raccomandazione che ho sentito dire molte volte durante i miei anni di lavoro nel settore dell’alimentazione.

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Questo perchè molti ritengono che se si mangiano carboidrati durante la notte, quando si è normalmente meno attivi, i carboidrati vengono memorizzati come grasso.
Un altro motivo è che la sensibilità all’insulina è ridotta di notte, per cui il nostro pancreas produce quantità più alte di insulina per metabolizzare gli zuccheri, favorendo i cali glicemici, la fame al mattino e la produzione notturna di grasso.

Quindi, si dovrebbero evitare o no i carboidrati dopo il tramonto?

Ho delineato alcune false affermazioni con le relative risposte.

Falso mito: Non si bruciano calorie mentre si dorme.
Realtà: Il tuo corpo non si ferma di bruciare calorie, anche quando è addormentato.

Credenza: la sensibilità all’insulina è più bassa durante la notte.
Realtà: E ‘vero che la vostra sensibilità all’insulina è più bassa durante la notte rispetto alla mattina. Anche se, è vero che il digiuno ha dimostrato di migliorare la sensibilità all’insulina, ciò non significa che non si possano mangiare carboidrati dopo il tramonto.

Credenza: i carboidrati consumati durante la notte saranno memorizzati come grasso.
Realtà: la sintesi di grasso arriva se si mangia troppo, non importa quando si mangia il cibo. Se vi piace, mangiare il riso per cena si può, basta essere sicuri di non mangiarne troppo.
Anche se l’aspetto più importante è la quantità di cibo che si mangia, non sto dicendo che si può mangiare qualsiasi tipo di carboidrati. E ‘importante scegliere quelli di buona qualità.
Alcuni dei miei preferiti sono riso, legumi, quinoa, avena.

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Il rischio di essere normopeso esiste eccome! Serena Garifo

E’ quello di cadere in continua “tentazione” tanto si è magri e non importa se si è esagerato!
Peccato che la salute non è il risultato di un numerino sulla bilancia!
Guardate la vostra pelle, i vostri capelli, il vostro colorito, la consistenza dei vostri tessuti, l’aspetto delle vostre gambe…

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cosa vi dicono? ci sono tante imperfezioni, rughe? i tessuti sono molli, la pelle delle gambe ha l’aspetto a buccia d’arancia, i capelli sono opachi e sfibrati? la pelle è secca e desquama? Mostri più della tua vera età? Allora il tuo essere normopeso non è sinonimo di salute!

Mangiare correttamente, linea a parte, non significa diventare fanatici del cibo healthy ma saper mettere in equilibrio scelte sane e scelte meno sane!
Allenare la capacità di autocontrollo è una virtù che è bene perseguire e possedere per saper gestire al meglio molte situazioni della vita, dieta compresa.
Voi cosa ne pensate?

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Addio carie, arriva lo smalto al fluoro

Un nuovo protocollo messo a punto in Australia eliminerebbe nella metà dei casi la necessità di ricorrere alle otturazioni

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Per sconfiggere la carie non è sempre necessario ricorrere a trapano eotturazioni, anzi, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Sydney guidato da Wendell Evans, esperto di Salute ed Epidemiologia Orale della Comunità, i dentisti dovrebbero spostare l’attenzione dal trattamento del problema alla sua prevenzione. A dimostrare i vantaggi di questa scelta è uno studio pubblicato da Evans e collaboratori su Community Dentistry and Oral Epidemiology secondo cui un protocollo basato sull’identificazione precoce del fenomeno, il suo trattamento con uno smalto a base di fluoro, una corretta igiene orale e il monitoraggio del rischio di carie può ridurre la necessità di eseguire un’otturazione del 30-50%.

 

Commentando i risultati ottenuti Evans ha spiegato che la carie è stata a lungo considerata un problema caratterizzato da una progressione rapida. Per questo l’approccio d’elezione per il suo trattamento prevede la sua rimozione immediata, seguita dall’otturazione del dente. “Tuttavia – ha aggiunto Evans – 50 anni di ricerca hanno dimostrato che la carie non è sempre progressiva e che si sviluppa più lentamente rispetto a quanto si credesse”. Per arrivare dalla superficie del dente al suo stato più interno può addirittura impiegare dai 4 agli 8 anni, un lasso di tempo durante il quale si potrebbe ancora avere la possibilità di trattarla utilizzando il nuovo protocollo e risparmiandosi, così, un’otturazione.

 

“Il CMS [Caries Management System, sistema di gestione della carie: questo il nome del protocollo utilizzato, ndr] è stato testato per la prima volta con grande successo su pazienti ad alto rischio al Westmead Hospital – ha raccontato Evans – E’ stato dimostrato che la carie precoce potrebbe essere fermata e invertita e che la necessità di trapanare e otturare veniva ridotta drasticamente. Un dente – ha quindi concluso l’esperto – dovrebbe essere trapanato e otturato solo dove è già evidente un effettivo buco nel dente”.

 

Perché il CMS abbia successo è però fondamentale la collaborazione del paziente. “Per avere successo nella maggior parte dei casi – ha infatti sottolineato Evans – questo trattamento richiederà una cooperazione tra dentisti e pazienti”.

 

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MERCOLEDI’ 24 FEBBRAIO           DALLE 1845 ALLE 22

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LE FACCETTE DENTALI PER UN SORRISO DA STAR

Le faccette dentali sono degli artefatti protesici che si distinguono in additive semplici e non additive.

Si chiama additiva semplice una faccetta che  viene progettata e aggiunta sulla superficie del dente, quando la bocca non presenta problemi importanti di allineamento e contiene minuscoli spazi che la faccetta viene a riempire.

Lo strato  ultrasottile della faccetta copre discromie e leggere malposizioni dentarie.

FACCETTE DENTALI SAN LAZZARO MEDICA PINEROLO

Per fare vedere al paziente come viene il lavoro è importante procedere nel seguente modo:

a) si rileva l’impronta in alginato dell’arcata da trattare e del suo antagonista;

b) si esegue lo studio dell’occlusione e la ceratura diagnostica, che dimostrerà al paziente come verrà la bocca finita;

c) Se il paziente accetta il lavoro si prende  la seconda impronta dopo una eventuale preparazione minimale mediante  materiale di precisione. Si invia poi il tutto  al laboratorio che, mediante metodica cad-cam, esegue le faccette del colore desiderato e sugli elementi da trattare.

Possono essere necessari rimodellamenti  estetici della gengiva (coronoplatica), dal momento che si tratta di odontoiatria estetica.  La cosa interessante di questi lavori è che si indirizzano a pazienti che non vogliono né fare ortodonzia per risolvere lievi problemi di allineamento né vogliono mettere allineatori invisibili, e soprattutto vogliono cambiare il colore del o dei denti, migliorando notevolmente l’estetica di tutto il gruppo frontale.

Queste faccette  trovano nei pazienti di media età un referente  elettivo perché, com’ è noto, i colori del viso, dei denti e dei capelli cambiano dopo i 40 anni, virando verso colori che spesso non sono graditi.

C’è poi il risparmio parziale o totale di tutto il tessuto duro del dente rispetto alle tradizionali capsule o corone dentarie, che sono importanti per salvaguardare parti del dente prive per esempio di sostegno. Le indicazioni delle faccette non sono quelle per corone. Si tratta infatti, quando bisogna eseguire una lieve preparazione, di asportare non più di un millimetro di smalto. Lo spessore di una faccetta è di circa un millimetro, il cemento utiizzato è adesivo. L’anestesia, per preparare  per una faccetta, può essere indicata ma può anche essere evitata.

Le faccette trovano la loro indicazione anche nel caso di denti fratturati, come nel caso che manchi lo spigolo, cosa frequente nei ragazzi che subiscono  un trauma sportivo.

Vorrei sottolineare come la precisione sia fondamentale nella realizzazione di questi lavori, e come anche i materiali da impronta e la cura nello scegliere il colore vadano fatti con grande attenzione. La metodica a faccette o veneers no prep va  considerata un piccolo regalo che  ci si può concedere senza costi esorbitanti, per migliorare l’aspetto globale del sorriso e stare meglio con se stessi.

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BENVENUTO ALLA DR.SSA ALESSANDRA BERTOLINO CHIURGO VASCOLARE

D.SSA ALESSANDRA BERTOLINO

MEDICO CHIRURGO SPECIALISTA IN CHIRURGIA VASCOLARE

MASTER IN LINFOLOGIA E E MICROCHIRURGIA DEI LINFATICI

VISITA DI CHIRURGIA VASCOLARE: 80 €

ECOCOLORDOPPLER ARTERIOSO/VENOSO: 70 €

VISITA CON ECOCOLORDOPPLER: 140 €

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