Vi spiego perchè l’ALCOL può bloccare la perdita di grasso – D.ssa Serena Garifo

Vi spiego perchè l’ALCOL può bloccare la perdita di grasso

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Raramente io bevo alcolici. Ci sono diversi motivi per cui io non bevo, ma uno dei motivi principali è perché non è d’accordo con lo stile di vita che amo condurre. Preferisco fornire al mio corpo quello di cui ha bisogno per migliorare la mia salute, piuttosto che introdurre alcol che può avere l’effetto opposto. Solo perché non bevo alcolici, non significa che io non abbia una vita sociale. Nel corso degli anni, le persone più vicine a me hanno accettato il mio stile di vita sano. Se vi trovate in una situazione in cui le persone stanno mettendo in discussione le vostre scelte spiegate loro perchè avete fatto questa scelta!

L’alcol non è un nutriente
Un nutriente è una sostanza che fornisce nutrimento essenziale per il mantenimento della vita e della crescita, e in tale definizione ci sono sei classi di sostanze nutrienti: carboidrati, proteine, grassi, vitamine, minerali e acqua. Come si può vedere, l’alcol non è uno di loro. Di questi sei, solo i tre macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi) forniscono calorie. Così fa l’alcol, pur non essendo una sostanza nutritiva.

– Proteine: 4 kcal / grammo
– Carboidrati: 4 kcal / grammo
– Grassi: 9 kcal / grammo
– Alcool: 7 kcal / grammo

Così, quando si beve alcol si priva il corpo di nutrienti, mentre le calorie si ottengono comunque.

L’alcol e la salute
Ricordate, il veleno è nella dose! non bisogna esagerare!
D’altra parte, più si beve, e più spesso si beve, più a rischio si è di sviluppare certe malattie, quali ipercolesterolemia, ipertrigliceridiemia, steatosi epatica, epatite esotossica fino acirrosi e carcinoma epatico.

Alcol e dimagrimento
Se si vuole perdere peso, mi sento di raccomandare l’abolizione del suo consumo in quanto ciò vi consentirà di tagliate fuori dalla vostra dieta calorie inutili ed evitare l’aumento di peso.
Tuttavia, se voleste continuare a bere un drink ogni tanto, mi sento di raccomandarvi di stare lontano da bevande alcoliche e cocktail carichi di zucchero. Preferite un bicchiere di vino rosso o bianco o una buona birra.

In sintesi, l’alcol
– Contiene calorie, ma non nutrienti
– Può diminuire la capacità di costruire il muscolo
– Può avere un effetto negativo sulla capacità di recupero se fate sport
– Rallenta il consumo dei grassi perchè intasa letteralmente il metabolismo epatico

Quali sono le vostre abitudini sul consumo di alcolici? qualcuno di voi l’ha eliminato? Fatemi sapere nei commenti qui sotto!

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FAME NERVOSA DOPO LE 17? D.ssa Serena Garifo Nutrizionista

FAME NERVOSA DOPO LE 17?

a cura della Nutrizionista D.ssa Serena Garifo

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Spesso chi è vittima della fame nervosa si illude di placarla con cibi grassi e dolciumi; ma esistono alternative non pericolose che saziano senza appesantire…

La fame nervosa è spesso favorita da una carenza di serotonina e può essere sconfitta scegliendo i cibi giusti

Una delle cause frequenti della fame nervosa è il calo della serotonina, l’ormone che rilassa, migliora l’umore e controlla il senso di sazietà.

La fame nervosa può essere alimentata da alcuni cibi, mentre altri alimenti possono contribuire ad evitarla. Vediamo insieme quali.

Cibi che allontanano la fame nervosa

– un quadretto di cioccolato fondente (gr. 5)
– mezzo bicchiere di latte vaccino o di soia
– qualche mandorla (5 pz)
– una piccola banana (100 gr)
Questi cibi contengono tutti triptofano, un aminoacido che favorisce la produzione di serotonina.

Cibi che inducono la fame nervosa
– caffè, dà una sferzata di energia ma aumenta la tensione nervosa e, anche se non subito dopo l’ingestione, provoca un ulteriore attacco di fame;
– patatine e snack troppo salati e/o speziati, il sapore salato o speziato aumenta l’appetito (non per niente la tradizione prevede antipasti salati…);
– dolci ricchi di zuccheri raffinati, dopo poco tempo dall’ingestione provocano un repentino calo di zuccheri che porta a mangiare ancora.

Basta provare! Chi ci proverà?

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BENVENUTO AL DOTT. ALESSANDRO MORELLI GINECOLOGO

DOTT. ALESSANDRO MORELLI

MEDICO GINECOLOGO

Laurea in Medicina e Chirurgia il 27/10/1982 presso l’Università degli studi di Pisa.

Dal 1983 al 1989 lavoro svolto nel Dipartimento di Emergenza ed Urgenza presso la Misericordia di Viareggio, alternato al Servizio di guardia medica.

Frattanto iscrizione alla Specializzazione di Ostetricia e Ginecologia.

Servizio militare nel 1984.

Specializzato in Ostetricia e ginecologia il 17/10/1988 presso l’Università del Studi di Pisa.

Dal 29/03/1989 assistente di Ostetricia presso l’Ospedale SS. Trinità di Fossano, quindi dal 1991

Confluito nell’Ospedale SS. Annunziata di Savigliano poi ASL 17 fino al 01/03/2004.

Specializzato in Endocrinologia Sperimentale presso l’Università degli Studi di Milano il 13/07/95.

Fin dagli inizi degli anni 80 ho lavorato nel settore dell’endocrinologia ginecologica con il gruppo del prof. Melis.

Agli inizi degli anni 90 ho partecipato alla costituzione di un centro per la procreazione medica assistita presso l’Ospedale di Fossano ed in questo settore ho operato fin da allora.

Nel 2004 con altri colleghi abbiamo costituito un nuovo centro nella casa di Cura Città di Bra, ove attualmente lavoro, convenzionata con la regione Piemonte per le tecniche di procreazione medica assistita di 1°, 2° e 3° livello.

 

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QUALI SONO GLI ACCESSORI SCONSIGLIATI PER LO SVILUPPO PSICOMOTORIO DEL LATTANTE?

NEUROPSICOMOTRICISTA SAN LAZZARO MEDICA PINEROLO

In commercio si trovano moltissime attrezzature dedicate ai lattanti, alcune sono molto utili, altre possono addirittura risultare inappropriate per il vostro bambino. Durante il primo anno di vita, l’uso improprio di alcuni strumenti può facilitare lo sviluppo neurocomportamentale, ma tramite l’uso non corretto o la scelta di uno strumento inadatto, si possono verificare effetti negativi sullo sviluppo neuropsicomotorio del lattante. Il punto su cui focalizzare l’attenzione deve essere sempre il bambino, con le sue competenze raggiunte ed i suoi bisogni. Ecco quindi alcuni esempi di attrezzature da evitare:

IL GIRELLO: NON va usato! Non rispetta e non favorisce le reali capacità motorie del bambino, influisce negativamente sullo sviluppo neuropsicomotorio in quanto ostacola l’emergere delle reazioni di equilibrio. Il bambino non impara a cadere, non acquisisce la consapevolezza dei propri limiti e spesso non è ancora pronto a caricare sui suoi arti inferiori, dunque questo favorisce la deambulazione sulla punta dei piedi o con arti inferiori abdotti ed extraruotati.

IL BOX: Non è consigliato! Sin dal momento in cui il bambino inizia a spostarsi per la casa, questa va resa sicura, pertanto è solo questione di anticipare i tempi. E’ necessario che il bambino conosca lo spazio aperto e sperimenti gli spostamenti orizzontali. E’ importante che la casa venga adattata “A MISURA” di bambino coprendo le prese di corrente, gli spigoli, mettendo la rete antiscivolo sotto i tappeti, proteggendo le scale con cancelletti. Se non è possibile lasciarlo a tappeto per i brevi momenti in cui un adulto non può essere accanto a lui (per la presenza di animali o fratellini piccoli) il box può essere utilizzato solo come sicurezza. Pertanto non lasciate che gli spot pubblicitari catturino la vostra attenzione, se necessitate di un consiglio rivolgetevi ad un professionista specializzato in età evolutiva, il quale saprà indirizzarvi per i vostri acquisti!

A cura di Dott.ssa Neuropsicomotricista Giulia De Luca

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CONSIGLI PER MANTENERSI IN FORMA – SERENA GARIFO

DOTT.SSA SERENA GARIFO

Per spiegare la relatività del tempo il grande scienziato Einstein aveva preso ad esempio il tempo che passa vicino ad una bella donna (rapidissimo) e quello accanto ad un termosifone (un’eternità!). Io direi che quello nella foto è il metodo migliore per capire questo concetto se ancora non vi è perfettamente chiaro

Buon weekend e ricordare di muovervi ! Siamo entrati nel mese dei bagordi natalizi e dobbiamo armarci di tanta buona forza di volontà per tenerci in forma!

NUTRIZIONISTA GARIFO SERENA PINEROLO

Idoneità sportiva: serve più rigore contro le morti cardiache improvvise

Le vittime sono soprattutto «amatori» (oltre il 70%). Altissima l’elusione dei controlli tra quanti svolgono attività agonistica

di Ruggiero Corcella

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Quasi mille sportivi in nove anni: sono le vittime presunte della morte cardiaca improvvisa. La stessa, per intendersi, che ha stroncato sul campo il calciatore Pier Mario Morosini e il pallavolista Vigor Bovolenta. Con la differenza che a soccombere, in oltre il 70% dei casi, sono gli «amatori» e non i professionisti tesserati con una squadra. «Abbiamo contato 992 morti cardiache improvvise», sottolinea Vincenzo Castelli, medico e presidente della Fondazione Giorgio Castelli onlus. La Fondazione ha raccolto i dati con un lavoro certosino basato sull’interrogazione di internet, dal 2006 fino all’11 novembre scorso e li ha presentati al recente congresso nazionale di Italian Resuscitation Council (Irc), l’associazione nata nel 1994 con l’obiettivo di diffondere la cultura e promuovere l’organizzazione della rianimazione cardiopolmonare in Italia.

Non esiste un Registro degli arresti cardiaci improvvisi

Secondo Castelli, i casi individuati sono soltanto la punta dell’iceberg. Perché? Il medico – che ha perso il figlio Giorgio per un arresto cardiaco, mentre si allenava con la squadra di calcio – lo spiega così: «In Italia, al di fuori degli importanti studi di un gruppo di Padova (condotti dai professori Domenico Corrado e Gaetano Thiene, ndr) sulla popolazione sportiva del Veneto non esiste un Registro degli arresti cardiaci improvvisi». Questa grave carenza, che Irc sta cercando di superare ha conseguenze pesanti. «Non sappiamo esattamente quante persone muoiano – dice Castelli -, non conosciamo la loro età e neppure sappiamo se viene eseguito l’accertamento diagnostico che dovrebbe essere obbligatorio per legge e che consentirebbe di risalire alle cause e di studiarle».

L’organizzazione dei soccorsi è spesso carente

E aggiunge:«Il fatto inquietante è che nessuna delle vittime ha avuto l’assistenza che doveva avere e che poteva salvare loro la vita. Nessuno è stato defibrillato entro 10 minuti». Come è noto dalla letteratura scientifica, per ogni minuto di ritardo della defibrillazione, in caso di arresto cardiaco, la sopravvivenza (da fibrillazione ventricolare) si riduce di circa il 10-12%. Di fronte a uno scenario così inquietante viene da chiedersi quale sia il ruolo della Medicina sportiva in Italia. L’attività di prevenzione primaria svolta fino a oggi è sicuramente efficace, come hanno dimostrato gli studi di Padova. Infatti l’attuazione dello screening, a partire dagli anni ‘80, nella popolazione oggetto della ricerca ha diminuito del 90% l’incidenza di morte improvvisa da sport. «Quando l’arresto cardiaco si verifica – sottolinea Castelli -, l’organizzazione dei soccorsi è spesso carente e ciò può determinare drammatiche ripercussioni sulla sua efficacia». Quali strategie allora mettere in atto per migliorare la possibilità di intercettare soggetti a rischio?

Mondo scientifico diviso sull’elettrocardiogramma

«Sicuramente un rigoroso accertamento dell’idoneità attraverso la visita medica – risponde il medico – e la lotta all’elusione che è altissima: molte persone sono tesserate, svolgono attività agonistica non avendo l’adeguata certificazione». Castelli suggerisce qualche accertamento diagnostico più sofisticato come l’ecocardiografia fatto almeno una volta nella vita di uno sportivo, anche se il mondo scientifico è diviso già solo sull’utilità di uno screening di massa con l’elettrocardiogramma. Senza tralasciare la prevenzione secondaria: diffusione della cultura dell’emergenza; sensibilizzazione; addestramento alla rianimazione cardiopolmonare e alla defibrillazione; dotazione di defibrillatori. Insomma, tutto quanto contenuto nella legge Balduzzi.

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